Milano, 21 giugno 2016 - Opera che richiama le masse, capienza del territorio limitata. Dopo le 55mila presenze di sabato, alla “prima” di The Floating Piers, e le oltre 60mila di domenica, il flusso continua fra code chilometriche e qualche turista costretto al dietrofront, vuoi per scherzi del meteo, vuoi per misure di sicurezza. Per 15 giorni Sulzano - sulle sponde del Sebino - sarà l’ombelico del mondo. E tra chi brinda a quel raggio di sole arancione fluo che ha illuminato il lago d’Iseo e la sua bellezza, chi si commuove sul ponte sentendosi parte dell’opera d’arte e chi approfitta dell’occasione per un picnic alternativo nel cuore dell’installazione, critici e addetti ai lavori si interrogano e scontrano: capolavoro o sagra? Propende per la seconda lo storico dell’arte Philippe Daverio.

Daverio, qual è la valenza artistica della camminata?

«È un’esperienza molto simpatica. Chi parla di valenza artistica però commette uno strafalcione. Anche camminare sull’isola di San Giorgio è una bella esperienza, oppure andare sulla gondola o prendere una carrozzella e girare Roma. Tutto molto simpatico. Ma non c’entra nulla con l’arte».

Suona come una condanna.

«Ma no, io sono molto favorevole alle forme di divertimento. Christo ha lavorato molto bene, dal punto di vista della comunicazione è un’operazione riuscita. Però sono altrettanto favorevole alla donna cannone. Chi non ha fatto un giro sulla Grande Ruota panoramica del Prater a Vienna? Definire quel giro un’operazione artistica però sarebbe da analfabeti».

Non è Land Art?

«Christo non è un artista di oggi, esiste da tanti anni, all’inizio impacchettava, il filo conduttore è lo stesso. La Land Art aveva una forza di incisione negli anni Cinquanta con Richard Long. Ma non trovo novità in quest’ultima versione, da festa paesana».

È un problema dell’opera in sé o del contesto che si è creato attorno, con locali aperti ad hoc e stand?

«Quando si fanno operazioni come questa si sa che portano con loro salsicce e quant’altro. Non è che così si tradisca la cosa, anzi. È il bello della festa paesana. Qui la parte più interessante è che Christo fa camminare sulle acque: è più Christo ancora. Poi se dopo la bella manifestazione popolare un americano dà un milione di dollari per una foto dell’artista sono contento per entrambi. È quando si richiede denaro pubblico che allora divento più esigente...».

Intende le spese della Regione (circa 3 milioni di euro, mentre 15 milioni di euro più 900mila euro per la sicurezza sono stati investiti dall’artista, ndr) e lo spiegamento di forze dell’ordine?

«Il contribuente ha il legittimo diritto di chiedere dove vengano spesi i soldi. Ma tra il ponte di Christo e il ponte di Messina è sicuramente molto più grave il secondo, che ci è costato molto di più e non è stato nemmeno fatto».

Però la passerella di Christo porta indotto.

«La domanda è: perché non è stata fatta sul lago di Costanza o sul lago di Lugano? Il Sebino è molto più bello? Tesi possibile ma difficile da sostenere. Seconda tesi: da noi il ventre è più molle, siamo più accondiscendenti e boccaloni. L’Italia si presta sempre a essere palcoscenico gratuito, è per remissione: ci sentiamo inferiori. Facciamo la Biennale, ma arrivano i commercianti newyorkesi e comandano loro».

Insomma, non l’abbiamo convinta a camminare sulle acque?

«Penso di no, ma non è grave. Sono troppo vecchio, non ho troppo tempo davanti per investire così una giornata. Se passo per caso però vado a guardarla. Sono un sostenitore del divertimento».

Cosa resterà dopo Christo?

«È un’opera effimera giusto? Resterà il vuoto. Come il piazzale lasciato dal circo. Un parcheggio».

Nessuna luce in più sulla bella Sulzano?

«Ah questo dipende dagli amministratori locali. Non sono un esperto di questa materia».

simona.ballatore@ilgiorno.net