Mantova, 7 aprile 2017 - In una città circondata dall’elemento liquido del Mincio e a esso legata sin dal Neolitico, apre una mostra dedicata al legame tra l’acqua e l’ispirazione artistica. Fino al 28 maggio il Museo archeologico di Mantova ospita “Dipinti sull’acqua”, una carrellata di opere che attraversa due secoli partendo da una grande pala di Pietro Benvenuti del 1815 e approdando agli ultimi lavori di Ettore de Conciliis, datati 2017.

In mezzo a questo vasto arco temporale si colloca la raccolta, necessariamente incompleta, di quadri (una sessantina) nei quali il fiume, il mare o la laguna, con i loro personaggi, la fanno da protagonisti. Molti degli artisti rappresentati appartengono alla scuola ottocentesca italiana, spesso sottovalutata soprattutto all’estero: per l’occasione a selezionarli è una delle curatrici delle raccolte dell’Hermitage di San Pietroburgo, Natalia Demina. Nell’allestimento mantovano trovano posto, solo per citare qualche nome, maestri celebrati del XIX secolo come Vincenzo Caprile, Antonino Leto, Francesco Lojacono. Quattro le firme dei contemporanei: Piero Guccione, Alessandra Giovannoni, Francesco Santosuosso, ma soprattutto di Ettore de Conciliis. L’artista avellinese, noto per i suoi murales d’impegno civile e per i primi esperimenti di land art, è a Mantova con una decina di opere figurative ispirate al Tevere e con un quadro intitolato: “Thank you, fog per H. W. Auden” dedicato alla città dei Gonzaga e all’omonimo poeta inglese. «Abbiamo scelto di aprire la mostra con il ‘Narciso alla fonte’ di Benvenuti perché il 1815 precede di un anno la scoperta della fotografia - ha spiegato Lorenzo Zichichi, presidente della casa editrice ‘Il Cerchio’ che ha organizzato la mostra -. È un modo per sottolineare come olio e tela non siano stati sostituiti da tecniche più moderne, ma anzi anche oggi ne escano esaltati». Greta Alberta Tirloni, che ha assistito la curatrice russa, si è soffermata sulla qualità delle opere scelte, mentre la critica d’arte Marina Pizziolo ha sottolineato che volutamente la rassegna accolta dal Museo archeologico “dimentica” il Novecento italiano e le sue celebrate avanguardie. L’ultima parola è stata affidata a de Conciliis: «In questa mostra i miei lavori si confrontano con quelli di artisti che ho amato moltissimo» ha detto. Ed ha citato su tutti i macchiaioli e Caprile «forse qui il mio preferito».