Milano, 26 giugno 2016 - Fantapolitica, partendo da questi anni di crisi. E letteratura, giocata tra attualità e fiction, sul crollo dell’area dell’euro, l’immigrazione, il terrorismo e la devastazione dei conti pubblici che porta addirittura alla vendita del Colosseo. L’immaginazione più cupa come antidoto al degrado? O la scrittura come sgradevole profezia? Prendiamo l’ultimo romanzo di Andrea Garbarino, “Le finestre sul confine”, pubblicato da Endemunde. Siamo nel marzo 2022, in un’Italia in drammatica crisi dopo l’uscita dall’euro, in una Milano livida percorsa da masse di “nuovi poveri” del ceto medio e abbandonata da “rifugiati di lusso” che svendono case e imprese e fuggono verso la Svizzera: “Capitalismo al capolinea”. Al confine, tutti bloccati a Chiavenna. E proprio lì scompare Porzia Klavis, ereditiera eccentrica, su cui indaga, come legale delle famiglia, Alberico d’Auby, avvocato milanese, con un passato da squadrista neofascista e un’attualità da intelligente elegante e un po’ cinico professionista. Ci sono alcune morti misteriose, in quella Chiavenna. Affari torbidi. Minacce e ricatti. E in scena irrompono banchieri spregiudicati, poliziotti privati slavi di mano pesante, investigatori corrotti, uomini dei servizi segreti e faccendieri di ogni tipo. Soldi, delitti, auto d’epoca, maliarde in divisa e senza. Un passato che non vuole passare (violenze all’università di Roma, nel 1971…). E interessi contemporanei. Garbarino, un tempo giornalista di gran mestiere e adesso raffinato editore, sa muoversi con abilità tra chiarezza delle cronache e iperrealismo degli scenari, ritratti deformi degli speculatori e casi di coscienza del sofisticato d’Aubry. Sa, insomma, dare forza di contemporaneità a un’antica storia di confini svizzeri, in quei cantoni avidi di soldi. E costruire incubi.

Tutto quel che non vorremmo vedere trasformarsi in realtà. Italia devastata dalla crisi anche nel libro di Marcello Sorgi, “Colosseo vendesi” ovvero “una storia incredibile ma non troppo”, Bompiani: il debito pubblico, nell’immaginario 2017 (domani, insomma…) va alle stelle, il “Governo dei Ragazzini” è caduto, il “Governo del Successore” cerca risorse. E su un quotidiano romano parte la provocazione: c’è uno sceicco che vuole comprare il Colosseo. Il caso esplode. E a furia di chiacchiere il ricco arabo arriva davvero, con mille miliardi in mano. Tutto precipita. Poi… La fine non si svela. Il guaio è che l’inizio del brillante pamphlet di Sorgi (i debiti, gli scontri politici) sono la nostra controversa attualità. Con l’attualità fa i conti pure il commissario Salvo Montalbano, nel nuovo romanzo (è il centesimo) di Andrea Camilleri, “L’altro capo del filo”, Sellerio: le storie degli immigrati (un tema già caro, al Camilleri grande scrittore civile), le morti nel Canale di Sicilia, le deficienze dell’Europa. Il “giallo” sta nell’omicidio d’una sarta, vedova bella e discreta. La realtà sociale, con i suoi drammi, irrompe e stravolge tutto, perfino l’occhio di solito acuto dell’investigatore, che fa sempre più fatica nel recuperare lucidità e lungimiranza. Realissimo il contesto in cui si muove Giulio Valenti, ex dirigente dei servizi segreti italiani, protagonista di “Insospettabili” di Riccardo Perissich, Longanesi: il terrorismo basato in Siria, i conflitti e le alleanze tra spie Usa, inglesi, francesi e israeliani, i traffici dei soldi, i difficili equilibri geopolitici. Di fantasia le vicende (avevamo già visto all’opera, il colonnello Valenti, già in altri romanzi di successo). Vincono “i buoni”, alla fine? Chissà.