Milano, 14 luglio 2017 - Guè Pequeno, Dark Polo Gang, Ghali, J-Ax & Fedez, Fabri Fibra. Metà Top10 questa settimana parla il linguaggio del rap. Con varie sfumature, ma pur sempre rap. In testa Pequeno, che assapora il primato con la sua quarta fatica solista «Gentleman» sebbene stasera è di scena al Carroponte in coppia con Marracash per saltare sulla coda del tour di «Santeria», loro album in condominio dato alle stampe (con grande successo) poco più di un anno fa.

E proprio le fortune di brani come «Nulla accade» o di «Insta lova» avrebbero legittimato forse un live un po’ più sorprendente da parte del duo (soprattutto dopo aver scomodato in sede di presentazione il leggendario Up In Smoke Tour di Dr. Dre, Snoop, Ice Cube ed Eminem) ma le rispettive storie garantiscono comunque allo show quel bagaglio di hit capace di scuotere un pubblico sempre euforico nei loro confronti. Anche se ormai andato a noia, il fight club con J-Ax e Fedez portato avanti a colpi d’insulti e di sfide a chi ha l’ego più grosso continua a rimanere una costante del repertorio, anche se il futuro sono «Gentleman» e l’album a cui “Marra” sta lavorando. E non è escluso che, fra un paio d’anni, la coppia possa ritrovarsi nel sequel di «Santeria».

Intnanto Pequegno & Marracash si godono quest’ultimo scampolo di tour. «Santeria Live è una fiction ispirata da tutte le cose con cui siamo cresciuti e che ci hanno “gasato” fin dalla più tenera età, dal punto di vista visivo si tratta di uno spettacolo abbastanza inedito per l’Italia, non pianificato a tavolino ma basato su un rapporto umano fra noi che va avanti ormai da vent’anni" - spiega l’uomo dai selfie mossi Pequeno, al secolo Cosimo Fini, trentasei anni e una passionaccia per il cinema che lo scorso anno l’ha portato a coprodurre "Parola di Dio", il film di Kirill Serebrennikov presentato a Cannes nella sezione “Un certain regard”. "Abbiamo iniziato a suonare in un’epoca in cui guadagnare col rap non era neppure immaginabile; dovevi amarlo e basta, fino al midollo, con tutto te stesso» ammette il compagno, che al tempo della prima collaborazione con Cosimo-Gué si faceva chiamare ancora Juza delle Nuvole. «Allora la musica si viveva con una visceralità e una sofferenza che molti ragazzi oggi non hanno; la gran parte pensa solo ai soldi e al successo, mentre noi facevamo musica innanzitutto per sentirci liberi".