Milano, 1 ottobre 2017 - Uno spartiacque, il 1917. Chiude, con i momenti più cupi della Grande Guerra e la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, l’avvio controverso del Novecento, cominciato con le luci mondane della Belle Époque e continuato con l’esplosione del conflitto. E apre la stagione dell’affermazione del comunismo sovietico che, da Mosca, influenza i destini di gran parte del mondo. “1017 - L’anno della rivoluzione”, scrive Angelo D’Orsi, Laterza, raccontando la disastrosa sconfitta delle truppe italiane a Caporetto ma anche le difficoltà degli eserciti di Germania e Russia, la svolta dopo l’intervento degli Usa, il ritorno di Lenin a Pietrogrado per fare scattare, alla testa dei bolscevichi, l’Ottobre Rosso. Tutto è in drammatico movimento. Ne parla anche Guido Carpi in “Russia 1917 - Un anno rivoluzionario”, Carocci. La Grande Guerra volge a sfavore degli Imperi Centrali. Ma in Russia, “un gigante malato”, va a compimento la Rivoluzione d’Ottobre. Crollano l’autocrazia dello Zar e poi la fragile democrazia del moderato Kerenskij, arrivano al potere i Soviet. Carpi traccia di quell’anno una cronaca avvincente: gli scontri politici e sociali, le violente contrapposizioni tra gli operai, i soldati stanchi di guerra e i generali ambiziosi, gli industriali, i contadini legati alla Chiesa ortodossa, un ceto medio impaurito e privo di robusti orientamenti politici. E le ferventi e contraddittorie tensioni culturali (i versi innovatori di Vladimir Majakovsij, bruciato poi dalla stessa rivoluzione che invocava).

Sullo sfondo, morto Lenin, ecco le mosse abili di Stalin, che preparano il passaggio dall’Ottobre alla lunga “stagione del terrore”. La Rivoluzione trascolora in un “poema senza eroe”, per usare i versi di Anna Achmatova. E poi? Vittorio Strada, in “Impero e rivoluzione - Russia 1917-2017”, Marsilio, mette in pagina le ricorrenze d’un secolo. E l’attualità, con le mosse della Russia di Putin su uno scacchiere internazionale in rapida mutazione. Studioso acuto di letteratura e cultura russa, ricostruisce le ragioni, ideologiche e politiche, della vittoria dei comunisti di Lenin (con “il suo infinito disprezzo per la persona umana e la libertà”) e ne documenta le conseguenze, con la lunga stagione del terrore stalinista (“la dittatura anche nella sfera della coscienza”) e “il riemergere di una Russia moscovita-bizantina bolscevizzata”. In evidenza c’è sempre la vocazione imperiale che da Ivan il Terribile, con i suoi incubi religiosi, passa a Pietro il Grande e poi a Caterina II con un “impero geostorico” che punta sulla modernizzazione autocratica e arriva “alla crisi del millenario sacro regno russo” e alla Rivoluzione. Strada lega in modo originale storia politica e militare e tendenze culturali e religiose, con i miti di Mosca come “terza Roma” erede di Costantinopoli. E insiste sulle radici di un “Eurasismo” contro “l’Eurocentrismo”. Una tentazione che ancora dura.