Como, 24 agosto 2017 - Arzo, distretto di Mendrisio, Canton Ticino. Uno stemma che richiama gli emblemi di Como e di Milano (del cui ducato il villaggio fece parte sino al 1512 e le cui chiese rifornì di marmi e scalpellini). Una topografia segnata da un Giardino sensibile, per magiche esperienze riservate ai bambini, da una Corte dei miracoli e da piazze e viuzze, dove quest’anno (venerdì alle 18.30) risuonerà il ritmo del gruppo Los Made in Barcelona, i musicisti latino-americani che di solito, in riva al mare, fanno ballare tutto il molo della capitale della Catalogna.

Dopo il recente attentato terroristico che ha ferito Barcellona, significativa la presenza, e l’allegria, di questi variegati creativi al Festival internazionale di narrazione, in programma ad Arzo da oggi a domenica. La manifestazione compie diciotto anni e li festeggia con le nuove produzioni dei pionieri del progetto. Come Roberto Anglisani. Che a sua volta festeggia quarant’anni di carriera artistica proponendo, oltre ai cavalli di battaglia, la lunga storia di un raccontatore di storie: “Giobbe. Storia di un uomo semplice” (sabato alle 18). Narrazione teatrale tratta dall’omonimo “romanzo perfetto” di Joseph Roth. La vita di Mendel Singer, che più di cento anni fa, in Russia, al confine con la Polonia, in un villaggio troppo piccolo per essere riportato su una mappa, insegnava la Bibbia ai bambini, con molta passione e poco successo. La vita di un uomo insignificante. La solita vita dove si ride e si piange, si prega e si balla, si parte, si arriva e si ritorna, si muore in guerra e si rinasce. E il dolore mette a dura prova anche l’uomo più giusto.

Nel palinsesto del Festival pure “5 centimetri d’aria”, ovvero la tragica vicenda di Cristina Mazzotti, la comasca Cri-Cri di 18 anni rapita nel ‘75 dalla criminalità organizzata e finita in una discarica. Storia ricostruita dalla giovanissima attrice Lucia Marinsalta sabato alle 20.45 e domenica alle 18.30. Teatro protagonista anche con “Masculo e fiammina” (venerdì alle 21.30 in piazza) dove Saverio La Ruina veste i panni di Peppino, omosessuale calabrese che ha vissuto a metà. L’apertura però, stasera alle 21.30, è affidata al pugliese Oscar De Summa, che ne “La sorella di Gesucristo” mette in mano una pistola Smith&Wesson a una ragazzina violentata nel Sud Italia anni Ottanta, ultimo capitolo della sua Trilogia di provincia. Aleksandros Memetaj in “Albania casa mia” - sabato alle 18 e domenica alle 18.30) racconterà invece la sua storia di immigrato portato in Italia nel 1991 ad appena sei mesi di vita.

«Temi urgenti della realtà» sottolineano i curatori di questo Festival “impegnato”. Che peraltro ingaggia Murubutu (nel linguaggio mistico dell’Africa sub-sahariana significa “colui che guarisce i mali fisici e sociali”), pseudonimo di Alessio Mariani. Cantastorie abilissimo nel miscelare il rap con le Storie di Erodoto e quelle di Corto Maltese, e la filosofia, che insegna in un liceo di Reggio Emilia. Sarà lui, sabato alle 23, “L’uomo che viaggiava nel vento” (tutto il programma su www.festivaldinarrazione.ch).