Milano, 27 agosto 2017 - Giornalismo. Cronaca e letteratura “noir”. Dialogo intrigante. Lo dimostra Daniele Manca, vicedirettore del “Corriere della Sera” con il suo primo romanzo, “La Rossa”, Rizzoli. È la primavera 1963. Nell’Italia del boom economico maturano cupe tensioni, per ostacolare la nascita del nuovo governo di centro sinistra. Strani movimenti, tra politica e affari, petrolio e tangenti. In questo scenario si muove Carlo Passi, cronista de “Il Giorno”, creato da poco dall’Eni di Enrico Mattei, per scuotere l’Italia dei poteri tradizionali. È stato appena abbandonato dalla fidanzata, Enrica, firma di punta di un settimanale televisivo, “Tv7”. S’aggira, sulla sua vistosa Alfa Romeo rossa, “in quella Milano fatta di pavé, tram e grigiume”. E s’imbatte negli affari del petroliere Raminghi, su cui sta indagando anche Enrica. Si va avanti tra omicidi, dossier dei servizi segreti, evasioni fiscali e compromessi politici. Un mondo in movimento, che Manca ricostruisce con ironia tagliente e malinconico amarcord. La fine non si svela. Resta il sapore di intrighi, tra potere e corruzione. Ancora, purtroppo, d’attualità.

Già, la verità. Tormento delle pagine di Giampaolo Simi, “La ragazza sbagliata”, Sellerio: “Cercare la verità è giusto e nobile, ma, quando la trovi, non èdetto che ti faccia stare meglio”. Dario Corbo, ex giornalista di successo, ripercorre le tracce d’un clamoroso caso di cronaca nella Versilia del 1993, l’uccisione di Irene Calamai, 18 anni appena. Per quel delitto era andata in galera Nora Beckford, figlia d’un famoso scultore. Gelosia. Ma stanno davvero così, le cose? Corbo, in cerca di materiali per un libro che dovrebbe ridargli soldi e visibilità, rilegge fatti, date, incontri. E dopo un incontro con Nora, appena uscita dal carcere, scopre una villa a Viareggio affittata ai boss Graviano e Messina Denaro (è l’anno delle bombe di mafia a Firenze e a Milano), un gruppo di ex militari d’estrema destra... Ombre, dietro un delitto in provincia. E il buon giornalismo, nonostante gli inquinamenti d’un mestiere vanitoso e sempre più effimero, può portare a dare un nome, “alla verità”. Il tema è caro anche a Petros Markaris in “Il prezzo dei soldi”, La nave di Teseo. “Da dove vengono i soldi?”, si chiede, insistente, il commissario Kostas Charitos (protagonista degli altri romanzi di successo di Markaris), nell’Atene contemporanea che, uscita dalla Grande Crisi, è in piena euforia di ripresa. Un nuovo governo ha rianimato l’economia, tra privatizzazioni, aumenti salariali, incentivi alle imprese. Tutto a posto? No. Tre omicidi scuotono la città. Le vittime: un corrotto impiegato del Turismo; un potente armatore; e un giornalista famoso e curioso, Menis Sotiròpoulos, che cercava appunto “da dove vengono i soldi”. Per tutti e tre gli omicidi, si trovano subito dei colpevoli, che confessano senza battere ciglio: rapine finite male. Ma strane ammissioni di colpa. E poi…