Milano, 7 agosto 2017 - Acque pericolose. Il caldo, pochi soldi per andare in vacanza, o magari la passione per l’ambiente che si unisce all’attrazione magnetica di fiumi, laghi e canali. E ogni fine settimana, in Lombardia, si contano i morti. Otto nell’ultima settimana. Bagnanti, italiani e stranieri, che si tuffano a caccia di refrigerio, ignorando i divieti e le ordinanze perentorie dei sindaci dei Comuni che si affacciano su sponde e riviere e finiscono inghiottiti da mulinelli invisibili dalla superficie o da malori improvvisi. Copioni immutabili e qualche giallo, a costellare le rituali indagini di carabinieri, polizia e vigili, chiamati in estate a una difficilissima vigilanza su argini, spesso impervi, dove nascono e proliferano le spiagge “spontanee” dell’estate di chi non parte per le località alla moda.

Accade ogni anno sull’Adda, fra la Bergamasca, il Lecchese e l’hinterland di Milano, dove nonostante promesse di multe salate e verifiche dei volontari e dei ghisa, il 4 agosto è stato ripescato il cadavere di un disperso a Fara Gera d’Adda. Un 46enne che si era concesso un tuffo e non è più riemerso. Conta invece ben tre morti dall’ultima domenica di luglio il Lago d’Iseo, dove sette giorni fa era andato a fondo un immigrato. Ancor più tragica la vicenda di sabato, quando due ragazzi che si sono tuffati nello stesso specchio d’acqua per salvare una donna in difficoltà sono morti durante l’intervento di soccorso. Sempre una settimana fa, altro tuffo proibito finito in tragedia nella Bergamasca, sul lago d’Endine. L’elenco è un bollettino di guerra. Che si arricchisce, tuttavia, di spunti di mistero. Lungo le sponde della rete irrigua del canale Villoresi, a Ponte Vecchio di Magenta, un uomo ripescato dalle acque è ancora senza nome.

I soccorritori lo hanno trovato vestito, solo i pantaloncini addosso, ma senza documenti. Sulla fronte, una ferita e altri graffi, che i carabinieri di Abbiategrasso stanno cercando di analizzare per capire se siano compatibili con una caduta accidentale. Soltanto qualche giorno fa un altro cadavere, quello di un 81enne italiano, era stato recuperato dai vigili del fuoco sempre nel canale Villoresi, questa volta fra Nerviano e Lainate. E nel novero dei casi tragici finisce anche quello dell’immigrato senza vita trovato nel medesimo corso d’acqua a Monza, per il quale la famiglia e i magistrati attendono il responso dell’autopsia. Per frenare questa strage, tuttavia, gli strumenti sono pochi. La vigilanza su centinaia di chilometri di rive fluviali è impossibile e le minacce di verbali, o in alcuni casi di denunce, non riescono a convincere i lombardi a scegliere una piscina al posto delle insidiose acque di laghi e canali.