Broni (Pavia), 11 novembre 2017 - Chi ha paura della strega Caterina? Se Triora (Imperia) è conosciuto come il “paese delle streghe”, Broni è con tutta probabilità l’unico Comune italiano che ha una strada intitolata a una strega: via Caterina Medici. Nome e cognome, senza l’indicazione “strega”, senza un richiamo alla sua tragica vicenda e all’epoca in cui si svolse. Nata a Broni nella seconda metà del ‘500, dopo varie peripezie, spesso dolorose, Caterina finisce a Milano, al servizio del senatore Luigi Melzi. Quando il nobiluomo inizia a soffrire di dolori che una pletora di medici giudicano incurabili, la fantesca viene accusata di stregoneria. Al processo non solo non si difende, ma dichiara di essere una strega. Caterina viene impiccata e il suo corpo arso in piazza Vetra il 4 marzo 1617. La vicenda è citata da Pietro Verri e da Manzoni nei «Promessi sposi» (senza nominare Caterina). Leonardo Sciascia le ha dedicato il libro «La strega e il capitano». Un anno fa Cinzia Montagna, giornalista e studiosa di origine bronese, ha pubblicato un romanzo, «Chi ha paura di Caterina?».

«Almeno vent’anni fa - dice Cinzia Montagna - mi sono accorta che a Broni esisteva una via Caterina de’ Medici, una strada piccola, corta. Mi sono chiesta cosa c’entrasse la regina di Francia con l’Oltrepò Pavese. Ho fatto delle ricerche e ho scoperto l’errore, che nella toponomastica di Broni è stato corretto, mentre in Google map il ‘de’ è rimasto. Si trattava di Caterina Medici. La strada si chiamava via del Mulino prima dell’intitolazione a Caterina. Nel 1900 era stato Pietro Saglio, ingegnere, amministratore e storico di Broni, a farla intitolare a Caterina Medici, per riscattare, come dice la delibera comunale, una concittadina vittima dell’ignoranza e della superstizione del suo tempo. Al processo Caterina si autoaccusò di stregoneria, parlò di delitti, di infanticidi, di pozioni magiche, di riti tipo woo-doo. Lo fece non per salvarsi, a differenza di tante altre, ma perché si sentiva realmente una strega. Oggi ci sarebbero tutti gli strumenti per capire che si trattava di una visionaria, che non aveva nemmeno sfiorato le presunte vittime. Essere considerata una strega era stato anche il suo modo per farsi rispettare, dopo avere subito abusi di ogni genere. Un po’ come il protagonista della ‘Patente’ di Pirandello».

«Quest'anno per i quattrocento anni dalla morte, ho proposto alcune iniziative. Per prima cosa integrare la targa della strada o aggiungerne un’altra con le indicazioni che si trattava di una donna ingiustamente accusata di stregoneria, vittima dell’ignoranza e della superstizione, come dicevano nel 1900 gli amministratori di Broni. E poi un convegno, coinvolgendo magari con un’attività specifica anche le scuole, con gli interventi non solo dello storico per raccontare la caccia alle streghe, ma anche dell’antropologo e del sociologo, quindi in chiave attualizzata alle ignoranze, ai pregiudizi e alle superstizioni di oggi che vedono purtroppo spesso ancora vittime le donne. L’Amministrazione comunale mi ha risposto che mi avrebbe messo a disposizione una sala, ma che per ragioni di bilancio e per impossibilità a trovare un metodo per assegnarli non poteva erogare contributi per iniziative destinate a ricordare Caterina. Invece la proposta della nuova targa è caduta nel vuoto. Cosa può costare una piccola targa di marmo? Penso poco. Eppure è una storia densa di significati di valore storico e morale e, riguardo alla via a lei intitolata, un caso credo unico al mondo. Potrebbe quindi diventare anche un valido motivo di valorizzazione territoriale e in chiave di turismo culturale. Non vorrei che il titolo del mio libro fosse stato profetico: chi ha paura di Caterina?».