Milano, 24 luglio 2017 - Sarebbe impossibile far fronte al fabbisogno finanziario necessario per la realizzazione dei circa 68 chilometri di autostrada di collegamento tra le province di Varese e Bergamo. E' la tesi dei pm di Milano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, che, questa mattina, hanno ribadito davanti al giudice del Tribunale fallimentare Guido Macripò la loro richiesta di fallimento per la società Apl (acronimo per Autostrada Pedemontana Lombarda), controllata da Milano-Serravalle e partecipata anche da Intesa Sanpaolo e Ubi. Per ora è stato realizzato soltanto un terzo dell'opera: le due cosiddette "tangenzialine" di Varese e Como. I fondi pubblici già stanziati ammontano a 1,2 miliari di euro, di cui 800 già spesi.

Per concludere l'autostrada servono almeno altri 3 miliardi. Ma l'ultimo tentativo di ricapitalizzazione è andato a vuoto. Impossibile, dunque, garantire la continuità aziendale del gruppo secondo i pm, che a supporto della loro richiesta di fallimento hanno depositato, insieme alle altre carte, anche una consulenza tecnica di parte firmata da Roberto Pireddu. Secondo il legale di Apl, Luigi Arturo Bianchi, invece "l'insolvenza della società non esiste" e lo dimostra l'assenza di richieste da parte dei creditori. La richiesta di fallimento della Procura è perciò "totalmente infondata". Dopo le repliche dei pm, previste il 21 agosto, e le controrepliche della difesa, in calendario il 5 settembre, il procedimento è stato rinviato all'11 settembre. Mentre l'udienza era in corso, una quarantina di persone - tra dipendenti della società e attivisti del movimento "No Pedemontana" - presidiavano l'accesso principale del Palazzo di Giustizia per sollecitare il fallimento della società.