Milano, 19 dicembre 2017 - «Potrebbero uccidere ancora». Anche per questo devono restare in carcere Raffaele Rullo e sua madre Antonietta Biancaniello, accusati dell’omicidio dell’ex calciatore Andrea La Rosa, ritrovato cadavere lo scorso 14 dicembre in un fusto per gasolio nell’auto della donna. «Solo la misura cautelare in carcere per entrambi» può «ostacolare la reiterazione di medesime condotte criminose di quelle per le quali si procede», ha scritto il gip Livio Cristofano convalidando il fermo e disponendo il carcere per tutti e due. L’istanza di arresti domiciliari, avanzata dal difensore di Rullo, l’avvocato Giovanni Di Martino, è stata respinta. Nell’interrogatorio di domenica, l’uomo aveva negato di aver commesso il delitto. La donna, che in un primo momento si era assunta la responsabilità dell’omicidio, si è chiusa invece nel silenzio.

Nella ricostruzione dell’accusa, La Rosa la notte tra il 14 e il 15 novembre era stato attirato a Quarto Oggiaro con l’inganno da Rullo, che gli doveva restituire 38mila euro. Poi sarebbe stato addormentato con del sonnifero nel caffè, sgozzato e infilato in un bidone di metallo. Madre e figlio avevano comprato 24 flaconi di acido per scioglierne il corpo. Secondo il giudice, che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Eugenio Fusco, la vicenda del delitto dell’ex calciatore 35enne presenta, infatti, «aspetti inquietanti e particolarmente riprovevoli, sia per la consumazione del reato, che per la preparazione dello stesso, che per l’atteggiamento “post delictum” finalizzato a non rendere più riconoscibile o a disperdere definitivamente il corpo senza vita» della vittima.

Tra i «gravi indizi di colpevolezza» a carico dei due fermati, il gip ha indicato l’acquisto poco prima della scomparsa di La Rosa, da parte di Rullo, di 24 flaconi di acido, di una motosega e di un rotolo di nastro adesivo con cui chiudere ermeticamente il bidone in cui è stato ritrovato il cadavere. Inoltre, il giudice ha evidenziato anche il racconto messo a verbale davanti agli inquirenti da un amico di La Rosa, Domenico Fumarola, che ha parlato dell’ultima telefonata intercorsa tra lui e la vittima. «Sono in viale Certosa - avrebbe detto il 35enne all’amico - se mi rapiscono sai dove sono». Il difensore di Rullo, l’avvocato Di Martino, sta però valutando se presentare ricorso al tribunale del riesame per chiedere la scarcerazione dell’uomo.

Il giorno della scomparsa della vittima, La Rosa e Rullo - a presentarli anni fa era stata la fidanzata della vittima - si erano incontrati in un Mc Donald’s di viale Certosa, dove l’ex calciatore era arrivato con 8mila euro nei calzini da dare all’amico, al quale aveva già prestato 30mila euro, mai restituiti. Già sentiti all’inizio dagli inquirenti come persone informate sui fatti, madre e figlio avevano fornito «versioni contrastanti e reticenti». Biancaniello, in particolare, presentatasi di sua spontanea volontà ai carabinieri, aveva dichiarato di aver visto La Rosa salire su un’auto ed allontanarsi da sotto casa sua dopo un colloquio con il figlio. Dopo un mese di indagini coordinate dal pm Fusco, Biancaniello, 59 anni, era stata bloccata giovedì scorso dai carabinieri sulla Milano-Meda. Nel bagagliaio dell’auto aveva il bidone con il corpo di La Rosa, ma ai militari aveva detto «con freddezza»: «Dentro c’è gasolio». Con madre e figlio a San Vittore, non sono comunque concluse le indagini sulla vicenda. Gli inquirenti puntano a mettere maggiormente in luce le ragioni economiche del movente finora attribuito a Rullo. E, soprattutto, non è ancora stato escluso il possibile coinvolgimento di altre persone in qualcuna della fasi del delitto.