Milano, 21 novembre 2017 - Tra le regioni del Settentrione è la Lombardia la prima per numero di minacce e intimidazioni riconducibili ad ambienti mafiosi subite dagli amministratori locali, vale a dire dai sindaci e dagli assessori dei 1.543 Comuni che ne fanno parte. A rivelarlo è il dossier «Amministratori sotto tiro», curato dall’associazione “Avviso Pubblico”, da tempo impegnata nel contrasto alle infiltrazioni malavitose. In testa alla graduatoria ci sono Calabria, Sicilia e Campania con, nell’ordine, 87, 86 e 64 casi di minacce e intimidazioni a politici locali nel corso dei 12 mesi del 2016, l’anno al quale fa riferimento la ricerca. Al quarto posto la Puglia (62 casi), al quinto la Sardegna (42), quindi Lazio (21) ed Emilia Romagna (19). Poi ecco la Lombardia con 18 casi. La provincia più colpita è Milano (6), seguono Mantova, Como e Pavia con 3 casi ciascuna, Lecco con 2 e infine Brescia con un solo caso. Dati fisiologicamente sottostimati. Di che tipo di intimidazioni si parla, esattamente? Nel dossier si segnalano in particolare i casi di Pescate (Lecco), dove è stata ritrovata una testa di maiale scotennata che, secondo i carabinieri, costituiva un avvertimento per un consigliere comunale, quello di Sorico (Como), dove è stata incendiata l’auto del sindaco.

La via preferita dalla malavita è proprio l’incendio di un bene di proprietà della persona “sgradita”, seguito da lettere e messaggi minatori e dai danneggiamento di strutture e mezzi. Le aggressioni fisiche sono “solo” il 10% dei casi. E ancora marginali risultano insulti e minacce via social network. Diciassette le locali di ’ndrangheta attive sul territorio, un dato, quest’ultimo, già emerso dalle ultime inchieste delle procure. «Le intimidazioni mafiose rappresentano un pericolo per la libertà individuale, sociale ed economica – spiega Gustavo Cioppa, sottosegretario della Regione nel corso della presentazione del dossier alla Commissione Antimafia del Pirellone –. Un fenomeno che anche grazie al coraggio degli stessi amministratori minacciati emerge ora nella sua gravità. Una consapevolezza da cui si può innescare una reazione». A sottolineare l’importanza del sostegno delle istituzioni ai propri appartenenti e dell’associazionismo sono stati anche Maria Ferrucci, ex sindaco di Corsico, ora in quel Consiglio comunale dove esplose il caso della Sagra dello Stocco di Mammola, e da Virginio Brivio, presidente dell’Associazione dei Comuni Lombardia (Anci Lombardia). «La regione – dice Nando Dalla Chiesa – è un campo di battaglia: a rischio non solo la concorrenza, ma anche le libertà politiche». Da parte sua la Commissione antimafia del Pirellone nei mesi scorsi aveva inviato ai Comuni un questionario sempre sul tema della intimidazioni: oltre 900 le risposte ricevute, ben 500 dai Comuni per oltre 120 segnalazioni di casi di varia natura. «Fenomeno purtroppo radicato», conclude il presidente Gian Antonio Girelli.