Milano, 10 febbraio 2018 - C’è Quistello, 5.600 abitanti nell’Oltrepò mantovano, e c’è Quinto Romano, pochi di meno all’estrema periferia Ovest di Milano. Premana, alle pendici delle Alpi Orobie, e Lazzate nella piana brianzola; Brembio, profonda Bassa lodigiana, e Campione d’Italia, quasi Svizzera. Località diversamente sperdute nella vasta Lombardia che hanno in comune la difficoltà a trovare medici della mutua. Un report della Regione indica 59 tra casi e ambiti territoriali carenti «con maggiori criticità di copertura», per un totale di 220 comuni. Dove, cioè, i bandi delle Ats per incaricare un titolare sono andati deserti anche più volte e l’assistenza è garantita dai supplenti. Cinque comuni per l’Ats della Montagna, altrettanti ambiti nella Valpadana che però abbracciano una settantina di località; alcune, come la frazione Barbasso di Roncoferraro, nel Mantovano, considerate così poco appetibili dai medici che nei bandi è inserito il vincolo ad aprire lo studio proprio lì. Come ha fatto nei quartieri milanesi di Ponte Lambro e Quinto Romano l’Ats Metropolitana, che ha altri nove casi «critici». Nel Bresciano gli ambiti carenti sono due (in Val Trompia e nella zona del lago d’Idro), nella Bergamasca 16, soprattutto nelle valli; per l’Ats Insubria 14, da città come Gallarate ai comuni frontalieri; la Brianza ne ha 6 e ha messo 5 vincoli dalla Val Varrone a Bellano sul Lario fino a Omate, frazione di Agrate.

Alcuni casi sono «critici» da anni, ma il problema è esploso lo scorso ottobre quando sono andati in pensione 68 medici di base in Lombardia. Il calcolo dell’Enpam (2.776 uscite al 2023 nella nostra regione) si basa sull’età pensionabile di 70 anni, ma si può andare in prepensionamento dai 65, con due mesi di preavviso. E dei circa 6.400 mutualisti lombardi, più di mille i 65 li hanno già compiuti. La Regione è corsa ai ripari e il 24 gennaio ha firmato un accordo integrativo con i sindacati, che prevede incentivi economici e supporto a trovare uno studio per i medici che accettano località poco “appetibili”; incarichi provvisori in attesa dei bandi anche in zone non critiche ma disagiate o popolate da anziani costretti a spostarsi per il dottore; in extremis la possibilità per le Ats di sbloccare in anticipo l’autolimitazione del massimale di 1.500 pazienti e di chiedere deroghe fino a duemila. In attesa del nuovo accordo nazionale, che potrebbe aprire alle guardie mediche (1.600 in Lombardia). Intanto, sottolinea l’assessore al Welfare Giulio Gallera, delle borse di specializzazione finanziate con 6 milioni dalla Regione nel triennio 2017/2020 dieci sono in medicina generale, e portano a 100 i borsisti, più 36 «soprannumerari»: «Un numero mai raggiunto. L’impegno è elevato», assicura. E prevede che anche la riforma della gestione dei malati cronici «aiuterà ad ammortizzare l’eventuale carenza legata all’invecchiamento dei Mmg».