Milano, 7 settembre 2017 - Margherita Galante Garrone ci ha lasciato in questa lunga estate calda. Nome d’arte Margot, cantautrice politica e regista teatrale, figlia di Carlo e nipote dello storico Alessandro, è stata la voce femminile di Cantacronache, collettivo che per primo cercò di traghettare la canzone politica verso un’impegnata canzone d’autore, con il marito Sergio Liberovici, Michele L. Straniero e poi Fausto Amodei. Reinterpreta i canti della Redistenza spagnola ed europea, traduce anche Vian e Brassens. Umberto Eco scrive che senza i Cantacronache e Straniero la canzone italiana non sarebbe stata la stessa, Italo Calvino scrive le note di copertina del suo primo album, Franco Fortini e Gianni Rodari sono amici e ammiratori di questa donna bellissima, colta, carismatica e rigorosa. Il suo essere torinese la rende lontanissima da un’altra regina, Giovanna Marini, lei affascinata dal senso della parola, Giovanna dalla struttura popolare della canzone. E Cantacronache fu prima di tutto un manifesto agito e cantato. Cinque sono i suoi album da solista, memorabile il suo “Le dèserteur” di Boris Vian, straordinaria la sua traduzione di George Brassens (la prima in Italia, nel 1961). Ha fondato nel 1987 il “Gran Teatro La Fede delle Femmine”, ha registrato nel 2011 l’album “Margot” e nel 2012 “Il vespero vermiglio”. Ha postato fino all’ultimo in rete le canzoni che scriveva sui fatti del giorno, la sua cantacronaca anticonformista e coerente.