Milano, 20 ottobre 2017 - «Siamo tutti molto dispiaciuti per le difficoltà che sta affrontando nella vita un nostro collega. Dico collega perché noi meccanici del mondo Ferrari ormai Marco lo consideriamo, insomma, uno del gruppo». Rimbalza anche a Maranello la cronaca triste dei guai di Marco Della Noce, comico passato dai successi televisivi di Zelig alle notti con una auto come tetto. E Pietro Corradini, 70 anni, storica figura di riferimento per gli operai da Gran Premio, esprime un sentimento di solidarietà. «Anche di gratitudine – spiega l’ex meccanico di Niki Lauda e di Gilles Villeneuve –. Con i suoi siparietti, Della Noce aveva reso popolare il nostro lavoro». Ma nessunomai si è arrabbiato? «Sa, abbiamo una associazione di ex operai del Cavallino, lui con la sua ironia era quasi diventato un membro onorario del club. Vorrei fosse possibile dargli una mano». Sochmacher era il simbolo ilare della tuta rossa di Maranello. Pietro Corradini, in piedi al centro, dietro a Regazzoni

«Ci prendeva in giro con affetto. E sono sicuro che ha sempre fatto il tifo per noi». L’Italia si divertiva con le storielle di Sochmacher e i disastri umoristici ai box. «Non ce la siamo mai presa. Anzi, eravamo i primi a ridere delle sue battute. Rendeva meno robotizzata la nostra immagine. Vede, magari non tutti se ne rendono conto, ma un meccanico da Gran Premio convive con una tensione tremenda, devi cambiare quattro gomme in meno di tre secondi! E in pratica il pilota affida non solo il sogno della vittoria ma la garanzia della sua incolumità al tuo operato. Se riesci a riderci sopra, a sdrammatizzare, campi meglio». Insomma, il Della Noce di Sochmacher era un perfetto anti stress. «Più o meno. Ci rendeva più umani, ecco. Se non ricordo male una volta Marco in televisione ironizzò alla sua maniera proprio su una gomma che era andata persa ai box e poi...». E poi? «Fu così efficace nella satira che la mattina dopo al bar non mi fecero pagare il caffè. La signorina alla cassa mi disse: tanto passa il suo collega Sochmaker a pagare, quello sì che ha i soldi...». Chissà cosa direbbe oggi sulla candela che si è rotta sulla monoposto di Seb Vettel. «Secondo me il suo meccanico la candela l’avrebbe accesa, sì, ma in chiesa a Maranello».