Magenta (Milano), 2 gennaio 2018 - Più che l'altolà dell’Unione europea ci ha pensato lo scioglimento delle Camere a imporre, in extremis, un inatteso stop all’iter quasi infinito della superstrada Malpensa-Vigevano, l’arteria viabilistica di cui si parla da decenni pensata per collegare il Pavese e l’est Ticino all’aeroporto della brughiera. Dopo la conferenza dei servizi di metà dicembre, che si è conclusa con un nulla di fatto, il nuovo vertice interministeriale chiamato a stanziare i fondi necessari, ben 220 milioni di euro, ben difficilmente potrà essere convocato prima delle elezioni del 4 marzo e della successiva formazione di un governo. Un’impasse che la fazione contraria a quest’opera spera di trasformare in un de profundis definitivo per il progetto. Ma la loro battaglia oggi appare tutta in salita.

Gioia Gibelli, architetto e consigliera del Parco del Ticino, è fra coloro che ci sperano. Paladina ambientalista, vede nella striscia d’asfalto danni irreparabili e ben pochi benefici per questo territorio dalla valenza ecologica di importanza mondiale. A cominciare dai riconoscimenti internazionali di cui il polmone verde del Ticino si avvale e che potrebbero essere a rischio. Se su quello di “riserva della biosfera Onu” - che il Ticino possiede assieme a pochissimi altri parchi in Italia - incombe già un punto di domanda, Bruxelles, ben più vicina di New York, ha già lasciato intendere che sull’ennesima colata di cemento che andrebbe a distruggere centinaia di ettari di terreno agricolo vuole “vederci chiaro”. Un eufemismo per dire «che farla, questa superstrada, non sarà privo di conseguenze: il Parco è appena stato riconosciuto corridoio ecologico strategico fra nord e sud Europa - chiarisce Gioia Gibelli - e sta prendendo corpo il disegno transfrontaliero finalizzato a estendere l’area ai parchi Valgrande e Locarnese, in Svizzera. A fine 2016 sono stati stanziati 3 milioni e 800mila euro per promuovere la biodiversità. È chiaro a tutti che un’arteria che va a “cancellare” agricoltura e biodiversità non potrà non produrre delle reazioni negative a tutti i livelli, mettendo a rischio riconoscimenti tanto importanti come lo status di riserva Onu e di corridoio europeo per questa area verde. Non dimentichiamo poi che l’Italia rischia una procedura d’infrazione per i livelli di smog proprio in Pianura padana. E noi cosa facciamo? Lo andiamo a incrementare con altro traffico, per non parlare dell’inquinamento conseguente di acque e suolo».

Agricoltori all’unanimità contrari, Città metropolitana pure, per arrivare al «no» - pesante, visto che parliamo di una città di 1,5 milionidi abitanti - del Comune di Milano. A chi interessa allora la superstrada? «Ormai viene vista come l’unico modo per risolvere il problema del traffico in centri come Robecco o Pontenuovo - riconosce Gibelli - Ma come ho già detto più volte, se penso al caso di Robecco, non risolverà il nodo del passaggio dei mezzi pesanti in centro al paese». Il problema congestione tuttavia esiste. «E bisogna dunque affrontarlo intervenendo a livello locale con delle bretelle, o migliorando la viabilità esistente. Ma il guaio è che i Comuni non hanno più risorse per farlo. E quello che si sta facendo, a mio avviso sbagliando, è credere che debba pensarci l’Anas con una superstrada non necessaria, tra l’altro dopo i flop che in Lombardia sono state Brebemi e Pedemontana».