Malpensa, 30 dicembre 2017 - Occhi puntati sul terrorismo internazionale con attenzione particolare all’aeroporto della brughiera. Ieri, nel contesto della presentazione dei risultati ottenuti dai carabinieri del comando provinciale di Milano, sono emersi nuovi dettagli su un caso che ha scosso la primavera di Malpensa. È la vicenda di M.N.A.S. , il 31enne egiziano bloccato il 28 maggio nell’area cargo di Malpensa.

Gli investigatori vengono attivati qualche ora prima dalla segnalazione di un parente del nordafricano, avvicinatosi all’Islam «in maniera radicale e ossessiva». Frequentatore della moschea di via Quaranta, da qualche tempo vaneggia di «unificazione» dei musulmani «per diventare invincibili» e di ferri da appuntire «in occasione del giorno del giudizio». S. decide di tornare in patria, come gli avrebbe ordinato Allah «in sogno», ma al check-in, a inizio pomeriggio, viene respinto perché in evidente stato di alterazione e in preda a un delirio religioso. A quel punto, l’egiziano esce dall’aeroporto e inizia a vagare nei boschi, salvo ricomparire alle 23 armato di un tubo di ferro di 2,3 metri. Bloccato, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio e rimpatriato con un volo Orio al Serio-Il Cairo il 15 giugno.

Le indagini sono poi proseguite per cercare informazioni e riscontri sui due uomini che avrebbero instradato S.verso lo jihadismo. L’episodio è solo la dimostrazione più chiara dell’attenzione riservata dalle forze dell’ordine allo scalo della brughiera, considerato anche fra i possibili punti di passaggio di elementi a rischio radicalizzazione.