Milano, 2 gennaio 2018 - «La vita era troppo dura, anche per i miei figli». Raja, la foreign fighter originaria del Marocco arrestata il 23 dicembre subito dopo lo sbarco all’aeroporto di Malpensa, in esecuzione di un mandato europeo emesso dalla magistratura francese, ha motivato così la sua decisione di lasciare la Siria e tornare in Europa. La donna, con nazionalità italiana, aveva abbandonato il marito e la Costa Azzurra per raggiungere assieme ai figli un “soldato” di un gruppo vicino all’Isis conosciuto su internet, di cui si era invaghita. Un caso che dimostra la presa sempre maggiore dei messaggi estremisti sulle donne, sempre più presenti, assieme ai giovanissimi, tra i soggetti potenzialmente a rischio di radicalizzazione. Per investigatori e inquirenti lombardi si è chiuso un anno di intenso lavoro, anche di fronte ai rischi legati al possibile ritorno di foreign fighter dopo le sconfitte in Siria e Iraq. Nel corso del 2017 i carabinieri del comando provinciale di Milano, lavorando in stretta collaborazione con la Digos, hanno effettuato 110 verifiche su altrettanti sospetti, molte delle quali partite in seguito a “dritte” arrivate da conoscenti o amici. Considerando l’intero territorio lombardo, moltiplica il numero delle persone finite sotto osservazione. Sono migliaia i profili social controllati e ancora di più i messaggi veicolati dalla rete.

La Lombardia conta anche il record delle espulsioni di persone che gravitano nell’ambiente dell’estremismo religioso. Finora sono 48, tra cui 21 solo tra Milano e Provincia. Sul territorio nazionale, secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno, sono 237 le espulsioni eseguite dal primo gennaio 2015 (105 solo nel 2017). Fra gli ultimi casi, il riaccompagnamento in Egitto di Fatma Ashraf Shawky Fahmy, 22enne finita al centro delle indagini della Digos. La giovane, che viveva nel quartiere milanese di Gratosoglio assieme ai genitori e a tre fratelli minori, secondo quanto è emerso dagli accertamenti aveva intenzione di partire per il Medio Oriente. Come la marocchina Raja, era rimasta affascinata delle sirene della jihad. Sono l’ultimo anello di una catena di contatti che gli investigatori stanno cercando di ricostruire, anche attraverso l’analisi di computer e telefoni.