Lunedì ra il giorno della prima prova. Quella scritta. Oltre 2.600 candidati arrivati a Monza da tutta Italia e anche dall’estero per 23 posti da infermiere all’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano, di cui 11 riservati a stabilizzare personale già in servizio nell’azienda ospedaliera. Un lavoro a tempo pieno e, soprattutto, a tempo indeterminato. Ma quella prova del concorso pubblico è stata annullata. E i candidati rispediti a casa, in barba alle spese, ai viaggi, alle ferie prese e ai cambi turno che in molti hanno dovuto implorare ai colleghi. Tutta colpa della disorganizzazione nella distribuzione delle buste sigillate agli “studenti” seduti sugli spalti del palazzetto dello sport di Monza e suddivisi a gruppi in settori. Il caos sarebbe scoppiato in quello “giallo” dove un candidato avrebbe aperto prima dell’ok della Commissione d’esame la busta, fotografando le domande e iniziando a cercare le risposte su internet con lo smartphone. Apriti cielo. I suoi vicini hanno iniziato a gridare allo scandalo, innescando una reazione a catena. In pochi minuti, la rivolta. Con la Commissione che ha provato, invano, a proporre la soluzione di scegliere una delle altre due prove d’esame non estratte. Ormai la situazione era fuori controllo tanto da rendere necessario l’intervento di carabinieri e polizia per riportare la calma. Prova annullata, tutti a casa. Si torna lunedì prossimo, quando i candidati recupereranno lo scritto e affronteranno la già programmata prova pratica.

Monza, 11 ottobre 2017 -  Il cambio turno con i colleghi in corsia, un giorno intero di viaggio, la sveglia all’alba per essere puntuali alla prima prova del concorso che li potrebbe far riavvicinare a casa. E invece quell’esame è saltato. Rimandato dopo una mattina di caos. Per colpa «della disorganizzazione ma anche della poca onestà di uno o più candidati, non so». E ora, al di là della stanchezza e dei soldi spesi (circa 800 sterline) per nulla, «resta l’amarezza». Al concorso del Fatebenefratelli-Sacco di Milano è arrivato anche lui, un ragazzo originario del Lazio, insieme alla fidanzata campana. Entrambi infermieri. Entrambi da un anno e mezzo in Inghilterra. Vivono e lavorano a Chesterfield: «Tramite una agenzia di reclutamento abbiamo avuto la possibilità di fare un colloquio per una assunzione a tempo indeterminato in un ospedale – racconta –. Ci hanno preso e ci siamo trasferiti lì». Ma lì «lo stile di vita è differente e poi pesa la lontananza dalle nostre famiglie e dai nostri amici». Per questo, hanno deciso di iscriversi al concorso: «Abbiamo chiesto un cambio di turno in modo tale da riuscire ad avere due giorni attaccati e domenica mattina alle 7 siamo partiti in macchina verso Londra».

Tre ore fino all’aeroporto, poi l’arrivo a Monza e la ricerca di un albergo: «Abbiamo girato fino a sera per trovare una stanza libera e mai ci saremmo aspettati che tutti i nostri sforzi fossero vani». Lunedì mattina la prova è stata annullata. «Hanno consegnato le buste prima ad alcuni e quando le hanno riprese, qualcuno ha pensato di fare il furbo tenendosene una». A quel punto è scoppiata la rivolta. Tutto da rifare. Tutti a casa. «Siamo ritornati sui nostri passi, un viaggio di ritorno verso l’Inghilterra senza sapere ufficialmente ancora se lunedì prossimo è confermato il recupero dello scritto insieme alla prova pratica – conclude –. Ma noi non ci arrendiamo. Perché qui in Inghilterra viviamo per lavorare mentre in Italia potremmo lavorare per vivere».