Musiche claniche e cloniche, disseminazioni di lingue che mutano e si traducono. Incontro di etnica, folclore, letteratura, classica e jazz . Risultato di una qualità stupefatta, soprattutto con gli ensemble sardi e siciliani
Milano, 9 dicembre 2011 - Tribalismi italiani, non solo brasiliani. Musiche claniche e cloniche, disseminazioni di lingue che mutano e si traducono. Incontro di etnica, folclore, letteratura, classica e jazz. È il piccolo miracolo del Premio Andrea Parodi 2011, il leader dei Tazenda, autore e interprete poi di un repertorio magnifico che usa il sardo come una lingua potente (etno rock), da «Sienda», «Armentos», «Temporadas». La moglie Valentina ha invitato per il terzo anno a Cagliari voci e gruppi con la direzione artistica di Elena Ledda, signora della musica popolare (all’estero una piccola star).
Risultato di una qualità stupefatta, soprattutto con gli ensemble sardi e siciliani, dova la lingua è possente, la cultura antica e l’elaborazione identitaria molto forte. Una scena trasversale, dove il testo ha valenza poetica, sperimentale e teatrale, gioco linguistico fra i «dialetti» di paesi vicini. Archi classici e strumenti del jazz, chitarre e arrangiamenti vocali (percussivi) che spettinano le bambole del folk e il purismo ideologico e politico della tradizione. La vera alternativa a X Factor, nel Paese. Vince il duo Elva Lutza, sassarese (Erba matta), tromba e chitarra, su testo tradotto di Llorca. Jazz (sordina alla Miles), pathos e silenzio. Strepitoso. Laura Mura racconta la favola della porta e la mosca con un gruppo orizzontale e un dialetto verticale (Francesca Corrias, flauto e voce, bravissima). La siciliana Valeria Cimò recita «Parrino» per voce e archi due, drammatica, radicale e teatrale. Molto interessante. Il gruppo vocale Andhira piacerebbe a Elio e Morgan. Collegato all’European Jazz Expo della Sardegna e altri festival da seguire.
di Marco Mangiarotti