Volumi 12 e 11 con le ricette di Pompognac e Belleruche. La serie, con oltre 4 milioni di copie vendute, è un successo planetario della lounge dance più raffinata e lussuriosa. Elettronica, ballad, house, melodie acustiche, armonie vocali
Milano, 5 novembre 2009 - Cocktail, genere Irma e non solo (meraviglioso l’album cubano di Xavier Cougat). Anche se i migliori li servono a Parigi. Dopo l’orgia mistica del Buddha Bar, sono “Hotel Costes” e “Saint-Germain-des-Prés Cafè”, e al dodicesimo e all’undicesimo volume, gli album culto. Firmati dal guru Stephane Pompognac, che a Milano è di casa, e da Belleruche. Due sotto mondi e sottofondi lontanissimi.
Disegnato da Jerry Garcia per i fratelli Costes (239, Rue Saint-Honoré, 75001 Ier Arrondissement Paris), è l’albergo, il lounge bar, il ristorante del bel mondo, di Rolling e Madonna, Bruce Willis, Emma Bunton e Craig Davis. Grazie anche al Dj Resident Stephane Pompognac, gavetta al Palace e ai Bains Douches. In trasferta al Bamboo Bar di Cameron Diaz a Miami, al Lotus di New York, al Jet Set di Mosca, al Royal Mirage di Dubai. Alle sfilate di Gucci e Yves Saint-Laurent.
La serie, con oltre 4 milioni di copie vendute, è un successo planetario della lounge dance più raffinata e lussuriosa. Elettronica, ballad, house, melodie acustiche, armonie vocali (Damian Lazarus, “Diamond in the Dark”). Backgorund music da collezione. Pompougnac ha buon gusto, curiosità e cura, la selezione sorprende, non annoia. Inimitabile, anche nella confezione box. Segnalo Malik Alary Feat. Manu D “I Have To Run Away”, Ben Westbeech “Get Closer”, Despina Ricci “Plage Ensoleillee“.
Me piace “Saint Germain Des Pres Cafe Vol.11” (2 cd, Wagram - Audioglobe), cd ufficiale con la selezione soft mix “The Nu Jazz Session”. Ballabile e sperimentale. Fonografico e gracchiante e contiano (Paolo Conte) in Chinese Man (“I’ve Got That Tune”). Hip hop in “Wax Taylor Feat. A.S.M. “Say Yes”. Jazzy con Club de Belugas Feat. Anna Luca “Floating On Air”.
Più ruvide e black sono Sharon Jones & The Dap-Kings, up tempo veloce i Parov Stellar, classici Terry Callier e Carolyn Leonhart. Irrompe l’hammond in Tribeqa, l’ironia in “Mission Impossible” dei Big Horns B. Il secondo cd si chiama “Belleruche Gramophone Session” ed è ovviamente mixato da Belleruche. Più ruvido, tosto e hip hop, fin da Nostalgia 77 Feat. The Fiction Trio, Natural Self e Cru Jonez. Ipnotici Dj Signify & Blockhead. Belleruche getta la maschera in “Backyard”. Una specie di blues. Parole di denuncia sociale con Brother Ali e Blend Crafters (John Lee Hooker...). La Quantic Soul Orchestra (Tru Thoughts Records come Belleruche) è glamour.
Vanessa, quella Da Mata, nuova musa di un Brasile danzante e pensante, dal vivo a Paraty con il repertorio di “Sim”, “Essa Boneca Tem Manual” e “Vanessa da Mata”. La ritmica giamaicana Sly Dunbar e Robbie Shakeaspeare in alcune canzoni (come Ben Harper). Bella e brava è la ragazza, fra il linguaggio dei grandi (Caetano Veloso, Marisa Monte) e il suo. Il reggae non è eresia. Molto bello.
di Marco Mangiarotti