Ripalta Cremasca, 12 settembre 2017 - «Fermate tutto, quel quadro è mio». Incidente diplomatico all’inaugurazione della mostra postuma dedicata a Carlo Fayer, eclettico artista, gloria di Ripalta Cremasca al quale il Comune ha voluto dedicare la sala del consiglio, dove ci sono in esposizione permanente un suo grande quadro e una mostra. Invito per domenica mattina, sala gremita e gente nei corridoi per la dedicazione, racconto da parte di chi c’era di quel che era successo. Ed era successo che nel 1974 il Comune si era ampliato e il sindaco aveva chiesto all’artista del posto, già affermato a livello nazionale, di dipingere un quadro significativo del paese.

E siccome Ripalta sorge a lato del Serio proprio dove da millenni esiste un guado sfruttato da condottieri e semplici cittadini, visto che il patrono del paese è San Cristoforo, il traghettatore di Gesù, ecco l’idea del quadro, che prenderà il titolo del Guado del Serio, opera molto grande, circa quattro metri per tre, dipinta in loco e mai stata spostata. Di qui la volontà di dedicare la sala all’artista, scomparso nel 2012. C’erano tutti per l’inaugurazione: i figli, i nipoti, i parenti, gli esponenti culturali cremaschi, gli amici e i conoscenti. E anche il presidente degli industriali della provincia, Umberto Cabini, noto e fine conoscitore di arte e artisti.

Fatto è che al termine dei discorsi il sindaco Aries Bonazza ha inaugurato la mostra espositiva sulle pareti del Comune, dove hanno trovato posto una cinquantina di opere del maestro. Tutti ad ammirare i quadri, fin tanto che il primo cittadino si è sentito tirare la giacchetta dal presidente degli industriali. E non per i complimenti. "Quel quadro è mio – ha detto Cabini –. L’avevo prestato a Carlo Fayer per una personale a Cremona e non mi è stato mai restituito, tanto che ho pensato che fosse stato rubato. Come ha fatto a finire qui?". Imbarazzo del sindaco. Fortunatamente la conversazione è stata captata da Umberto Fayer, figlio primogenito dell’artista. "Ricordo che quando fu smontata la mostra tutti i quadri finirono nel deposito che mio papà aveva a Corte Madama (Castelleone). Probabilmente lui, già molto malato, non ha fatto in tempo ad andare a verificare quel che era tornato dalla mostra cremonese e così i quadri sono rimasti là fino alla sua morte. Ecco perché anche il dipinto di Cabini da là e arrivato sin qui". Risolto il mistero, pare che Cabini non rinuncerà al quadro: terminata la mostra, verrà personalmente a ritirarlo.