Crema (Cremona), 2 dicembre 2017 - E' stata sospesa dal Tribunale dei minori di Brescia l’ordinanza di allontanamento dalla casa familiare del ragazzo di Crema che giocava troppo ai videogiochi. Il giudice ha accolto il ricorso d’appello presentato con urgenza dall’avvocato Francesco Miraglia e ha convocato la famiglia per la giornata di mercoledì. I genitori verranno ascoltati e successivamente sarà presa  una decisione in merito. L’ordine di allontanamento del ragazzo, 14 anni, terza media, era stato emesso alla fine di settembre dalla giudice Emma Avezzù, dopo un’informativa presentata dai servizi sociali nella quale si dichiarava che il minore non andava più a scuola perché troppo preso dai videogiochi e che tutte le strade erano state esperite senza alcun risultato.

«Sono soddisafatta di questa decisione e mercoledì racconteremo al giudice la nostra verità -  ha detto la mamma del ragazzo -  perché in questa storia sono state riferite troppe falsità. Mio figlio, quando ha saputo del provvedimento, ha scritto al magistrato riferendo di aver smesso di giocare con la play station e che aveva ripreso ad andare a scuola, promettendo di farlo con continuità, impegno che è poi ha mantenuto. I servizi sociali di Crema non si sono comportati correttamente nei miei confronti. Per fortuna ho trovato gli attivisti del Comitato cittadini per i diritti umani e l’avvocato Miraglia. Voglio anche sottolineare che sono in contatto con una specialista che cura la ludopatia e anche con l’ospedale di Rivolta d’Adda, dove c’è un reparto all’avanguardia che cura proprio i malati di gioco. Infine, riferisco che l’assessore Michele Gennuso, il quale ha detto a tutti che voleva incontrarmi per approfondire il caso, non si è fatto vivo». Positivo anche il commento di Paolo Raot del Ccdu (Comitato dei cittadini per i diritti umani): «Il tribunale riesaminerà mercoledì questo caso controverso. Abbiamo appreso con grande interesse e soddisfazione i due casi esaminati dalla Cassazione, <WC>C<WC1>orte che ha deciso di ridare i figli tolti in un primo momento ai parenti (caso coppia dell’acido e caso genitori troppo vecchi), ribadendo che i bambini non si tolgono neppure ai mafiosi. Quindi, speriamo che queste decisioni possano far invertire la rotta. Chiediamo al tribunale di Brescia di affrontare il caso con un approccio umano ispirato al buon senso, senza appiattirsi su valutazioni psichiatriche prive di riscontri oggettivi».