Cremosano (Cremona), 11 gennaio 2018 -  UNn mese di tempo. I giudici della prima Corte d’assise d’appello milanese, presidente Giovanna Ichino, pronunceranno solo il prossimo 8 febbraio la sentenza sull’omicidio di Angelo Ogliari, 43enne rivenditore d’auto ucciso a colpi in testa nella sua villetta di Cremosano, nel Cremasco, a fine ottobre di otto anni fa.

Sul banco degli imputati sempre la stessa coppia di presunti amanti diabolici ieri assenti, l’ex moglie di Ogliari Iolanta Lewandowska, 50 anni e il suo compagno di allora, il tassista uruguaiano Edgardo Fagraldines, 58. Assolti in primo grado dal gup di Crema, sentenza confermata in appello a Brescia ma annullata dalla Cassazione. Nel processo d’appello-bis a Milano, nel 2015, i due vennero condannati a 30 anni compreso lo sconto del rito abbreviato. La Suprema Corte, però, l’anno dopo ha annullato ancora. Un complicato processo indiziario, insomma, dove ogni elemento è stato interpretato da giudici diversi in un modo e nel suo esatto contrario.

Per l'accusa, il movente starebbe nella volontà di vendetta della donna nei confronti dell’ex, dopo che i tribunali (anche quelli polacchi) avevano affidato la figlia della coppia a lui e non a lei. «Piuttosto che dargliela l’ammazzo», il commento di Lewandowska riferito da una teste. Ma per l’avvocato Martino Boschiroli, che da sempre difende gli imputati, un indizio né preciso né grave se quelle parole di per sé non chiariscono nemmeno se la minaccia riguardasse l’ex marito o la stessa figlioletta. E così per l’appostamento di Fagraldines in auto di fronte alla villa di Ogliari: non avvenne la notte stessa ma giorni prima del delitto e non era la prima volta. E poi è vero che la mattina dopo l’omicidio la coppia tornò frettolosamente in Polonia, ma succedeva più volte l’anno. E il fatto che prima di ripartire Iolanta e Edgardo abbiano lavato i loro indumenti, per l’accusa è un indizio pesante visto che le tracce di sangue ci sono, però sono solo quelle della coppia non della vittima, replica il legale. Lettura dubbia anche per una traccia di sudore del tassista su una federa trovata nel garage di Ogliari: lasciata la sera dell’omicidio o prima? E Lewandowska che portava una parrucca quando insieme all’amante noleggiò un’auto prima del delitto: ma se davvero voleva camuffarsi, perché lui lasciò al noleggiatore le sue vere generalità? Ieri al termine della requisitoria, il sostituto pg Maria Vulpio ha chiesto per entrambi la condanna a 30 anni di carcere. L’avvocato Boschiroli ha ribadito invece per l’ennesima volta la loro innocenza. Tra un mese il verdetto.