Crema, 14 ottobre 2016 - Vicenda palasport, mese quinto. L’esame dei documenti diventa sempre più impervio, tanto che ora siamo ai legali per acquisire pareri importanti. Quindi, qualcuno suggerisce che la questione sta prendendo una brutta piega. Riassumiamo il tutto per chi si fosse perso qualche puntata. A fine dello scorso anno l’imprenditore Roberto Sudati lancia l’idea di costruire, su terreno del Comune, 23 mila metri quadrati circa, un grande palasport che possa ospitare, oltre alle gare di una società di basket femminile che aspira alla massima serie, 2.700 spettatori circa ed eventi di ogni genere. Inoltre si vorrebbe creare una cittadella dello sport, con negozi per l’occasione. Costo dell’opera: 4,5 milioni di euro, tutti a carico dell’imprenditore.

L’idea piace e il Comune studia il bando che viene pubblicato nel mese di aprile con 45 giorni di tempo per aderire. Risponde al bando la società che fa capo all’imprenditore Sudati, mezz’ora prima della scadenza, segno, col senno di poi, che il bando non era né semplice né troppo convincente. I termini scadono e vengono aperte le varie buste. Per prassi quella con l’offerta economica viene lasciata per ultima, dopo aver esaminato la documentazione inerente alla società offerente. Di mezzo ci si mettono anche le ferie, perché i membri della commissione devono essere tutti presenti quando si riuniscono e si arriva a settembre senza aver fatto significativi passi in avanti. Quando tutti i nodi della documentazione vengono sciolti, con richieste di ben tre integrazioni da parte del Comune nei confronti dell’imprenditore, si passa all’esame dell’offerta economica e qualcuno pensa che l’assegnazione sia questione di giorni. Ma non è così, perché subentrano nuovi dubbi che richiedono nuovi pareri, stavolta che coinvolgono anche i legali del Comune. «Non so più cosa pensare – dice Roberto Sudati – e sono anche piuttosto sfiduciato, tanto che della questione ho incaricato mia figlia Alessandra, che è esperta della materia, affinché segua la vicenda e, possibilmente, ne venga fuori viva. Io so che per questo palazzetto ho già speso molto tempo e tanti soldi e non ho ancora alcuna certezza. In fin dei conti, non ho capito che cosa mi si chiede: offro al Comune un palazzetto dello sport completamente gratis che sorgerà su un suo terreno e che poi diventerà di sua proprietà. Cosa si vuole di più?».

In effetti, come non capire i dubbi e lo sconcerto dell’imprenditore cremasco? Peraltro ci si mette di mezzo anche la sfortuna perché la società individuata per essere abbinata al palasport ha fallito la promozione di un soffio e quando tutto sembrava fatto. Infatti nella gara finale la squadra della Tec.Mar, società di basket femminile di A2, era riuscita a vincere la partita d’andata fuori casa, perdendo inopinatamente il ritorno e la bella. Che dire? Sembra comunque che più i tempi si allungano e più lo spettro del rigetto della domanda diventi reale, tanto reale che in parecchi lo danno probabile.