Crema, 4 ottobre 2017 -  Una famiglia cremasca aveva richiesto un maxi risarcimento di circa 3,5 milioni di euro a una ginecologa dell’ospedale cittadino in quanto la loro ultima figlia era nata con delle disfunzioni che le analisi preparto avrebbero senz’altro evidenziato, esami ai quali la donna in attesa della piccola non si era sottoposta.

Era partita alcuni anni fa la causa contro l’ospedale di Crema e la sua ginecologa. Una donna di oltre 40 anni che aspettava un figlio si era sottoposta regolarmente a visite mediche e tutto pareva andare con regolarità. Prima del parto c’era di mezzo l’estate e la donna, causa ferie, si era rivolta anche ad altra professionista, sempre ottenendo risposte rassicuranti. Poi si era arrivati al parto e la piccola aveva dimostrato una disfunzione che, qualora la madre si fosse sottoposta a un certo esame, sarebbe stata evidenziata. La famiglia aveva intentato causa alla ginecologa, rea, secondo loro, di non aver ordinato l’esame in questione e aveva chiesto un risarcimento danni di quasi 3.5 milioni di euro. La sentenza è arrivata in questi giorni. Il giudice ha emesso una sentenza favorevole alla ginecologa e all’ospedale, motivandola con il fatto che la donna anche per i precedenti parti non si era mai voluta sottoporre a questo specifico esame.

Per lungo tempo, l’oggetto del contendere è stato anche un altro: una volta saputo che la piccola sarebbe nata con un problema genetico, la donna avrebbe deciso per l’aborto? Sembra proprio di no, in quanto la famiglia stessa si era sempre espressa nettamente contro questa pratica. Dall’altra parte si faceva comunque presente che se si fosse saputo del problema, loro si sarebbero preparati all’evenienza. Tuttavia, in tribunale ha pesato molto la supposta volontà della donna a non sottoporsi all’esame in questione e per questo motivo sembra che la ginecologa non glielo abbia espressamente prescritto. Il giudice ha quindi deciso di non accettare la richiesta di risarcimento. Di più. Visto l’esito negativo della richiesta, la famiglia è stata condannata a risarcire la ginecologa delle spese processuali, circa 15mila euro.