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«Quel canile era un lager» In cinque a processo

Trecento animali uccisi ogni anno con le iniezioni

di Gabriele Moroni 

Cane al canile
Cane al canile

Cremona, 7 luglio 2012 - Il pm Fabio Saponara lo ha definito «un campo di concentramento». Lì, dal 2005 all’inizio del 2009, quando intervennero i carabinieri del Nas, sarebbero stati uccisi ogni anno, con un farmaco eutanasico o con il Pentothal Sodium, 300 fra cani e gatti: una stima approssimata per difetto.
Il giudice per l’udienza preliminare Letizia Platè ha rinviato a giudizio cinque dei sei imputati dell’inchiesta sul canile «Rifugio del Cane» di Cremona.


Maurizio Guerrini, ex presidente dell’Associazione Zoofili Cremonesi, andrà a giudizio perché non avrebbe esercitato i suoi doveri di controllo sulla struttura, in gestione dal comune di Cremona, lasciandone il pieno controllo alla sua vice Cheti Nin e consentendo, secondo il capo di imputazione, «che avvenissero maltrattamenti (sovraffollamento nei box causa di frequenti sbranamenti) ed uccisioni illegittime degli animali di affezione, cani e gatti, ivi ospitati».

Cheti Nin e le volontarie Laura Grazia Gaiardi e Elena Caccialanza saranno processate perché «uccidevano per crudeltà e senza necessità un considerevole numero di cani, anche intere cucciolate, e di gatti, inoculando loro il farmaco eutanasico Tanax o il farmaco Pentothal Sodium». Si tratta di «decessi ingiustificati e illegittimi stimati, in difetto, in circa 300 all’anno». Il Nas aveva sequestrato nelle celle frigorifere del canile 32 carcasse di animali sui quali il veterinario Rosario Fico aveva effettuato l’autopsia: 12 cani su 25 e 2 gatti su 7 erano stati uccisi con la sommistrazione del Pentothal senza che fossero affetti da patologie che richiedessero la loro soppressione.

Alcuni animali presentavano «lesioni e traumi sottocutanei localizzati alle estremità di tutti e quattro gli arti, compatibili con il tentativo di legarli nel forzato contenimento fisico, pare con l’uso di corde e cappi appena prima dell’iniezione letale». «L’immobilizzazione fisica è stata violenta, tanto da causare ecchimosi, ematomi ed emorragie». Altri cinque cani (fra cui un cucciolo, sbranato) erano morti «in conseguenza dello choc determinato da profonde ferite inferte da altri cani».Michela Butturini, veterinaria della Asl, andrà a processo per abuso d’ufficio per non avere segnalato le gravi irregolarità nella conduzione del canile.
 

gabriele.moroni@ilgiorno.net

 

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