Como, 7 giugno 2016 - «Mario Lucini doveva aiutare Como a cambiare passo e alla fine è inciampato». Gli avventori dei bar tra piazza Cavour e il lungolago la loro sentenza l’hanno già emessa. Da quando lo scandalo paratie da politico si è trasformato in giudiziario, con gli arresti di quelli che fino a qualche tempo fa erano il responsabile unico del procedimento e il direttore lavori, il passatempo in città è scommettere sulla prossima vittima eccellente del cantiere che da oltre 8 anni fa disperare i comaschi. Adesso sembra arrivato il turno del sindaco Mario Lucini, contro il quale ieri pomeriggio ben 11 consiglieri comunali hanno presentato una mozione di sfiducia. «Entro domani se ne aggiungeranno altri due - sottolinea Anna Veronelli di Forza Italia - Alla luce dei fatti gravi che stanno compromettendo l’attività amministrativa è emerso in modo inequivocabile che il sindaco Mario Lucini non ha esercitato positivamente la sua funzione di controllo. La terza perizia di variante, bocciata da Anac, porta la sua firma, non può continuare ad andare avanti come se nulla fosse accaduto». Un impasse insuperabile secondo Alessandro Rapinese e Ada Mantovani di Adesso Como, Luca Ceruti (Cinque Stelle), Marco Butti (Fratelli d’Italia), Anna Veronelli (Forza Italia), Alessandra Locatelli (Lega Nord), Francesco Scopelliti (Azione Nazionale), Laura Bordoli (Ncd) ed Eva Cariboni (Amo la mia città).

In calce al documento c’è anche la firma di Giocchino Favara del Pd, che subito dopo l’atto di insubordinazione è stato espulso dal segretario cittadino, Stefano Fanetti. Adesso si dovranno attendere non meno di dieci giorni prima di poter discutere la mozione in aula, anche se il termine potrebbe essere prorogato di un mese. Le date non sono secondarie in questa storia, soprattutto per Mario Lucini che spera ancora nel colpo di scena da mettere a segno il prossimo 16 giugno a Palazzo Chigi. In quella sede, ricevuto dalla Struttura di missione che si occupa delle acque pubbliche, cercherà di spiegare al presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, e al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, perché è ancora lui l’uomo giusto per sbloccare il cantiere sul lungolago.

«Sarà solo l’ennesima perdita di tempo - sbotta Laura Bordoli, del Nuovo Centrodestra - o il sindaco e i componenti della giunta non sapevano nulla di quanto accadeva negli uffici per quanto riguarda la terza perizia di variante bocciata da Anac, e questo significherebbe che non sanno amministrare, oppure erano al corrente di tutto e a questo punto significa che non hanno le competenze necessarie. Per questo la cosa migliore è un commissariamento del Comune». La spallata potrebbe arrivare dal presidente Maroni, che già la scorsa settimana quando a Palazzo Cernezzi erano piovuti gli arresti, si era detto pronto a revocare a sé il cantiere, per un nuovo progetto da affidare a Infrastrutture Lombarde. Più incerto il voto in aula. Per mandare a casa il sindaco occorrono 17 voti e adesso le opposizioni, contando anche il contributo di due ex-membri della maggioranza e di un esponente della Lega , sono a quota 14. «Indipendentemente dal fatto che questo provvedimento passi o meno - conclude Anna Veronelli - costringeremo il sindaco Lucini a venire in aula ed assumersi le sue responsabilità, e i consiglieri che decideranno di continuare a sostenerlo dovranno metterci la faccia». E sui social network è già partito il tormentone «Lucini stai sereno».