Como, 8 novembre 2017 - Al termine di mesi di perizie e controperizie, per le quali si sono scomodati esperti di livello europeo, quelle 70 bottiglie di pregiatissimo Romaèe Conti, vino da 10mila euro vanto della Borgogna, prodotto in soli 500 pezzi ogni anno, sono state dichiarate false. Così Enzio e Nicola Lucca, rispettivamente 67 e 32 anni, accusati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti falsi e di ricettazione, che si sono sempre difesi sostenendo l’autenticità di quella merce trovata sulla loro auto, sono stati condannati. Cinque anni e mezzo la pena stabilita per il padre dal giudice monocratico di Como Cristian Mariani, tre anni e mezzo per il figlio

Oltre  alla confisca e distruzione di quelle bottiglie che, seppure imitazioni, contenevano un vino di tale pregio da essere spacciato per il prezioso Romanèe Conti. I due erano stati fermati nel febbraio 2013 dalla Guardia di finanza a Olgiate Comasco, a bordo di una Porsche Cayenne, e le bottiglie messe sotto sequestro con l’ipotesi che potessero essere false. Erano rimaste in un magazzino fino al processo, celebrato nei mesi scorsi a Como. Fino a gennaio scorso, quando erano stati incaricati periti e consulenti: Giorgio Rinaldi, membro della giunta esecutiva dell’Associazione Nazionale Sommelier, incaricato dal giudice, il sommelier Luca Martini per la difesa, mentre il pubblico ministero e la parte civile, avevano incaricato Bertrand De Villaine, principale referente della stessa Romaèe Conti, tra i maggiori conoscitori al mondo dei vini prodotti dalla casa francese.

Erano partiti dall’esame delle etichette: in quanto quelle autentiche sono filigranate, per poi passare al contenuto. L’esito giunto in aula a marzo, parlava di vini di indiscutibile qualità, ma falsi. Un prodotto di innegabile qualità, dal prezzo di mercato elevato, ma non quel prodotto indicato sulle etichette dell’esclusiva casa francese. A processo era stato chiamato a testimoniare Jean Charles Cuvelier, cacciatore di falsari in tutto il mondo, secondo il quale i numeri di serie dei vini sequestrati non corrispondevano ai pezzi autentici.