Como, 12 agosto 2017 - Sono stati interrogati ieri in carcere i quattro arrestati dopo la sparatoria di martedì pomeriggio nel parcheggio di piazzale Pertini, a Trescore Balneario, nella Bergamasca i fratelli Elvis e Kevin Nicolini, di 33 e 24 anni, la loro madre, Angelica Pellerini, 50 anni, e Davide Carabetta, comasco di Vertemate con Minoprio (finito in ospedale con una prognosi di 30 giorni). Rissa aggravata, lesioni aggravate, porto abusivo di arma da e oggetti atti a offendere sono i reati contestati a vario titolo ai quatto, mentre ci sono una decina di indagati. Ma una volta che arriveranno gli esiti delle perizie balistiche non è escluso che qualcuno possa essere chiamato a rispondere anche di tentato omicidio.

Anche perché dal filmato si vede molto bene uno dei Nicolini sparare ad altezza d’uomo. Intanto ieri c’era attesa anche per l’esito dei ricorsi in appello delle difese contro le sei sorveglianze speciali contro alcuni rom appartenenti ai clan Nicolini e Horvat, protagonisti dello scontro a fuoco stile far west, e le tre confische disposte dal tribunale di Bergamo, e dalla procura, contro le 14 sorveglianze e i numerosi sequestri negati. Il tribunale del Riesame di Brescia ha revocato la sorveglianza speciale in seguito ai ricorsi presentati dagli avvocati che avevano consegnato la documentazione secondo la quale parte delle denunce (usura, estorsione, tentato omicidio) sono finite con assoluzione o proscioglimento.

Tornando ai quattro arrestati, il comasco Davide Carabetta (difeso dall’avvocato Anna Pizzoccaro) di professione cassiere e anche guardia del corpo, ha raccontato che quel giorno lui si trovava in quel luogo perché voleva acquistare un Hummer (non quello mimetico dei Nicolini) dagli Horvat, a cui già un’altra volta si era rivolto per lo stesso motivo. Un'automobile con gli Horvat lo ha preceduto fino al piazzale per una prova del suv. Davide Carabatta era al volante dell’Hummer, con lui c’erano due amici, tra cui un marocchino, rimasto ferito. A un certo punto ha sentito gli spari. Il comasco ha raccontato che lui non sapeva nulla del fatto che i due clan rivali quel giorno si erano dati appuntamento in piazzale Pertini per quello che è stato a tutti gli effetti un regolamento di conti. Quando ha sentito i colpi, Carabetta si è gettato sotto i sedili per ripararsi.