Como, 18 aprile 2017 - Nei primi tre mesi del 2015 erano stati 3306, mentre nel 2016, nello stesso periodo, si era già saliti a 5548. Ma quest’anno gli stranieri privi di permesso di soggiorno intercettati in Svizzera, sono già 7305. Un raddoppio in due anni, ancora prima degli sbarchi annunciati nei giorni scorsi, e dell’ennesima ondata migratoria che prenderà forma nelle prossime settimane, come sempre in questa stagione. In tutto nel 2016, le autorità elvetiche si erano imbattute in 48mila e 838 permanenze illegali, di cui 26mila e 267 rimandati verso Paesi esteri di presunta provenienza. Molto spesso l’Italia, che si trova esattamente lungo il cammino sud-nord percorso da milioni di persone in fuga dai Paesi africani. Ma le proporzioni ora stanno cambiando. Quest’anno, tra il 1° gennaio e il 31 marzo, rispetto alle 7305 persone intercettate oltreconfine, sono 4799 quelle rimandate indietro.

Limitatamente alla zona di confine IV, che fa riferimento al tratto di Como, le persone intercettate sono state finora 3146, con una media settimanale che oscilla tra i 100 e i 120 individui. Le nazionalità in cui maggiormente si imbattono le autorità in questo momento, sono Nuova Guinea, Gambia, Costa d’Avorio, Nigeria e Somalia, ma la fetta che raggruppa le nazionalità più disparate del centro Africa, rimane la più consistente: 1567 da inizio anno, rispetto ai 1022 uomini e donne proveniente dalla Nuova Guinea. Numeri che risultano essere ormai fortemente attendibili, raccolti ed elaborati su periodi trimestrali e non più mensili per evitare che i casi, tutt’altro che sporadici, di persone che più volte tentavano l’espatrio verso la Svizzera nel giro di pochi giorni, venissero conteggiate più volte, alterando il dato puro. Le statistiche svettano verso l’alto, e registrano le medie più elevate di questi ultimi dieci anni, dopo il balzo dell’estate 2016, quando l’emergenza umanitaria del Corno d’Africa, ha mosso milioni di persone.

Quasi l’ottanta per cento di questi migranti, che sfuggono a persecuzioni e violenze, e alla fame, trova accoglienza in altri Paesi dell’Africa, dove religione e lingue simili alle loro, rendono meno difficile l’impatto dello sradicamento. Si stima che solo il venti per cento di questo flusso raggiunga l’Europa, in buona parte diretto verso i Paesi del Nord, dove le politiche di accoglienza sono state a lungo più attraenti di quella italiana. Ma ora che le regole stanno cambiando, la città di Como potrebbe diventare il confine ultimo per chi sbarca in Europa in Sicilia, percorre con relativa facilità i mille chilometri fino alla Lombardia, e poi non trova il modo di proseguire. Per questo, le attività di contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono sempre più serrate, e hanno portato finora a individuare una media di venti o trenta attività sospette ogni mese.