Como, 8 gennaio 2017 - Un anniversario che nessuno avrebbe voluto festeggiare i 10 anni del cantiere delle paratie. Eppure era proprio l’8 gennaio del 2008 il giorno in cui Sacaim prese formalmente possesso di quella passeggiata che è il simbolo universalmente più conosciuto di Como nel mondo. Una presenza ingombrate quella delle ruspe e degli operai e per questo, almeno nei progetti iniziali, limitata nel tempo, appena tre anni di cantiere per costruire un sistema delicato e complesso di vasche di esondazione in grado di contenere le piene del lago. Un bel sogno che si è trasformato in vero e proprio incubo. In questi primi dieci anni ne abbiamo viste e raccontate di tutti i colori. 

Dal muro costruito e poi abbattuto a furor di popolo alle vasche talmente pesanti da far sprofondare i palazzi e gli hotel lungo la passeggiata, passando dai costi del cantiere triplicati insieme ai tempi. Da 12 milioni di euro si è passati a oltre 33, ma il totale è ancora da scrivere così come il termine di consegna che da 1.085 giorni è passato a un indefinito «data da stabilirsi». «Sulle paratie si va avanti nella esecuzione delle opere di completamento – è ritornato sull’argomento qualche giorno fa l’assessore all’Urbanistica, Vincenzo Bella - Il fronte lago è un tema importante, oggi percorrendolo è una somma di stili, occorre una ricucitura di questa passeggiata per avere una linea unica sugli interventi a venire per evitare delle finiture e scelte che altrimenti sarebbero affidate di volta in volta all’architetto del singolo intervento».

Difficilmente però si vedranno operai al lavoro sul lungolago nel corso del 2018. Infrastrutture Lombarde, che si è ripresa il progetto dopo l’estromissione di Sacaim, vuole fare le cose per bene e in più dall’estate scorsa la recinzione che per anni ha impedito a comaschi e turisti di vedere il lago è stata rimossa. La passeggiata è sempre un cantiere, ma perlomeno ci si può passeggiare e dopo anni di bocconi amari è già qualcosa. Poco importa se per rivedere il lago i comaschi hanno dovuto dire grazie a un varesino doc come il Governatore della Lombardia, Roberto Maroni, riuscito dove due sindaci, Stefano Bruni e Mario Lucini, avevano fallito. Adesso palazzo Cernezzi si prepara a staccare il maxi assegno da sette milioni di euro per fondi ricevuti, e mai spesi, dal Pirellone negli anni in cui si era incaponito a portare avanti le opere di difesa idraulica. Con il senno di poi un’eredità troppo pesante da gestire, foriera di guai giudiziari a non finire, dalla Corte dei Conti passando per l’Autorità Anticorruzione e la Procura di Como che ha insieme a due sindaci ha rinviato a giudizio anche buona parte dei tecnici comunali che in questi anni si sono occupati del cantiere.  Como paga lo scotto di aver voluto fare il passo più lungo della gamba. A tanti anni di distanza da quella prima pietra viene da chiedersi se ne valeva la pena.