Como, 31 dicembre 2017 - Non c'è due senza tre e la lista Civitas, che già la scorsa settimana aveva presentato un ricorso al prefetto e una petizione online per invitare gli agenti della polizia municipale ad esercitare l’obiezione di coscienza contro l’ordinanza anti clochard del sindacoMario Landriscina, questa volta ha deciso di ricorrere al Tar contro il provvedimento.

«Grazie a un team di esperti costituito dagli avvocati Damiana d’Errico, Francesco Visconte, Ilaria Rudisi che ha voluto patrocinare a titolo gratuito l’istanza abbiamo potuto arricchire gli atti che la nostra associazione sta proponendo per il contrasto a questa ordinanza – spiega Bruno Magatti - Ci siamo sentiti chiamati a compiere quest’atto perché siamo consci che il Decreto Minniti, non solo a Como, ma anche in molte altre città d’Italia sta assumendo un significato simbolico. Anche le vicende di Como concorrono rappresentare un cattivo di applicazione di questo decreto. Troviamo sia un atto dovuto che da questa stessa città parta un processo che ne determini la radicale revisione».

Una sorta di riscatto morale per Como che sotto le feste è stata bollata dai media nazionali e non come la città meno natalizia d’Italia, rea di aver applicato magari in maniera più decisa degli altri un provvedimento che negli ultimi mesi ha fatto la sua comparsa in decine di capoluoghi dello Stivale. «Politicamente abbiamo notato che in Italia, rispetto a ordinanze di questo tipo, non vi è distinzione di colore politico – prosegue Magatti - Problemi molto profondi e complessi non possono essere affrontati in modo superficiale e qualunquista, per di più promuovendo azioni contro i più deboli. La politica, anche quella dei territori, si deve assumere, fino in fondo, le responsabilità guardando a valori più alti, mettendo al primo posto il legame sociale». Per sostenere le spese dell’iniziativa è stata lanciata un’operazione di raccolta fondi su internet, «Decoro è restare umani: Como si oppone all’ordinanza», attraverso la pagina Facebook di Civitas. Un vero e proprio tam tam quello innescato in rete contro il provvedimento anti clochard e lo stesso sindaco Mario Landriscina, invitato a dimettersi sempre online da oltre 3mila persone che hanno firmato una petizione promossa da Luciano Canova, docente di Economia dell’Università di Pavia.