Balerna, 1 marzo 2017 - Rischia di rimanere senza nome. Un corpo completamente sfigurato, di cui non si riesce a intuire età, nazionalità, lineamenti. Di lui, si sa solo che è un maschio di colore. Risalire alla sua identità sarà un’impresa quasi impossibile, perché gli inquirenti tra le mani non hanno quasi nulla. È morto tra sofferenze atroci, raggiunto da una scarica elettrica di quindicimila volt, mentre era sulla sommità di un vagone ferroviario alla stazione di Balerna, lunedì sera.

Come sia arrivato fin lì è ancora da capire, e su questo stanno lavorando la Polfer italiana e la polizia cantonale svizzera. L’ipotesi che viene data ormai per quasi certa è che si tratti di un migrante che ha scelto questo mezzo per oltrepassare il confine tra Italia e Svizzera, inconsapevole dei pericoli a cui si sarebbe esposto. Perché per entrare nel campo elettrico che lo ha folgorato, trasformandolo in una sorta di torcia umana, non serve toccare o sfiorare i cavi dell’alta tensione: basta avvicinarsi al campo generato dalla linea elettrica, per essere trapassati dalla scarica. Quando è successo, lui era accovacciato tra un vagone e l’altro, su una sorta di collegamento tra i rispettivi tetti. Difficile pensare che abbia viaggiato lì sopra: forse si è issato così in alto solo quando il convoglio è entrato in stazione, per non farsi vedere. Il treno era partito da Milano in serata, diretto a Balerna dopo aver fatto tappa a Como. Quell’uomo, o ragazzo, potrebbe essere salito in qualunque momento sul tratto italiano. Alcuni testimoni hanno detto di aver sentito un tonfo quando il treno era all’altezza della galleria di Monte Olimpino, poche decine di metri prima di varcare il confine, ma non è detto che si trattasse di quel passeggero.

Gli accertamenti che stanno svolgendo in Svizzera non hanno alcuna finalità giudiziaria, perché non si è consumato alcun reato, ma solo una tragedia. Il tentativo è ora riuscire a capire chi era quella persona resa irriconoscibile dal fuoco. I flussi massicci di migranti verso il Nord Europa sono iniziati a luglio, quando gli sbarramenti della Svizzera avevano portato alla creazione spontanea di un accampamento di migranti africani ai giardini della stazione di San Giovanni. A settembre è stato aperto il campo governativo, che tuttavia non assorbe tutte le presenze che da mesi transitano da Como, utilizzando soprattutto il treno. Nei giorni scorsi sono stati arrestati quattro ghanesi, accusati di favorire tali passaggi: le rotte sono ormai tante, ma è la prima volta che qualcuno perde la vita in questa zona, nel tentativo di proseguire il suo viaggio.