Lurago, 16 luglio 2017 - Tra di loro amano dirsi che «sono così così avanti che se guardano alle spalle vedono il futuro». Forse perché anziché correre come tutti preferiscono farlo all’indietro, con tanto di regolamento e federazione internazionale che ogni due anni organizza anche i campionati del mondo. «Anche se può far sorridere il nostro è uno sport a tutti gli effetti – spiega Dario Vettorato – con tanto di regolamento, giudici e federazione. Il retrorunning è nato negli Stati Uniti negli anni ’70, dopo che si era osservato che nella riabilitazione di alcuni infortuni era consigliato camminare o correre per brevi tratti all’indietro. Gli organizzatori della maratona di New York ogni 1 aprile organizzano una corsa all’indietro nel Central Park e ormai manifestazioni di questo genere si ripetono in tutto il mondo. Anche ai grandi atleti che corrono in avanti, per esempio i maratoneti, farebbe molto bene farlo ogni tanto all’indietro, ad esempio per sciogliere la muscolatura e riprendersi dai crampi».

Non solo, correre come i gamberi migliora la respirazione, aiuta a vincere gli attacchi d’asma, migliora la postura, aiuta a vincere il mal di schiena, fa consumare il 30% di calorie in più e migliora l’equilibrio. Certo per farlo senza rischiare di cadere per terra occorre allenamento.

Durante le gare infatti è vietato, pena squalifica, non solo correre in avanti, ma anche correre in diagonale, ci si può solo voltare con la testa o di fianco per evitare di andare a sbattere. Gli italiani tra l’altro sono fortissimi in questa specialità, agli ultimi mondiali in Germania il bottino degli azzurri è stato di 39 medaglie, roba da Jamaica alle Olimpiadi. «Per quelle c’è ancora tempo – sorride Vettorato – ci accontentiamo di fare bella figura ai prossimi mondiali in programma nel 2018 in Irlanda». Nell’attesa ieri pomeriggio a Lurago d’Erba si è svolto il primo campionato nazionale di retrosalita su un circuito di 600 metri con tratti in pendenza da ripetere per tre volte. Molti dei ventisette partecipanti erano neofiti e infatti hanno faticato a finire il primo giro, non ha avuto problemi invece Alberto Spillari, da Ronco dell’Adige in provincia di Verona, che dopo il mondiale sulla distanza di 400 metri ha conquistato anche il titolo italiano di «retrosalita».

«Pratico l’atletica fin da ragazzo e sono stato anche in Nazionale – racconta – Ho scoperto il retrorunnig per colpa di un infortunio ho dovuto interrompere la carriera agonistica. Mi alleno 6/7 volte la settimana, correndo in avanti e poi all’indietro. Al di là delle apparenze è uno sport a tutti gli effetti e non è per niente facile, solo che praticandolo ancora in pochi con un po’ di costanza si possono raggiungere grossi risultati». Dietro di lui, ma non alle sue spalle, Paolo Matarazzi e Marco Vendemiati. Si è classifica prima tra le donne Sandra Morin Corcuera, arrivata fin qui dalla Spagna, che ha tagliato il traguardo di fronte a Carla Caregnato, campionessa del mondo in Germania.