«L’Asl conosceva bene la clinica SanaVita»

di PAOLA PIOPPI
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LE AZIENDE sanitarie che a suo tempo erogarono rimborsi alle pazienti della clinica SanaVita, o direttamente alla società che aveva come referente Wald...
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2009-11-24
di PAOLA PIOPPI
— COMO —
LE AZIENDE sanitarie che a suo tempo erogarono rimborsi alle pazienti della clinica SanaVita, o direttamente alla società che aveva come referente Waldo Bernasconi, avrebbero avuto pienamente modo di verificare i requisiti della casa di cura, e le terapie adottate, prima di dare il benestare alla liquidazione degli importi richiesti. Per questo motivo il terapeuta di Lugano, a processo in udienza preliminare assieme al suo staff, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione sanitaria e di truffa ai danni di pazienti ed enti pubblici, puntualizza le circostanze e i rapporti avuti con le azienda sanitarie che ora si sono costituite parte civile, ma che allo stesso tempo sono oggetto di un’indagine della Corte dei Conti scaturita dalla trasmissione dei risultati di indagine da parte della Guardia di finanza.

«CON RIFERIMENTO alle erogazioni di contributi delle Asl italiane - sottolinea Bernasconi in risposta a questa nuova pagina dell’indagine che lo riguarda - mi preme precisare che le Asl hanno rimborsato un numero minimo di pazienti ospiti di SanaVita, consentendo anche a persone non abbienti di poter portare a termine il percorso riabilitativo proposto. Inoltre nella stragrande maggioranza dei casi, le Aziende Sanitarie hanno rimborsato direttamente ai pazienti una percentuale delle spese sostenute, dopo che questi ultimi avevano già corrisposto a SanaVita il dovuto».

TUTTAVIA l’aspetto che più da vicino riguarda gli accertamenti della Corte dei Conti, è che le erogazioni dei rimborsi «sono sempre state libere e coscienti - prosegue Bernasconi - tant’è che spesso sono state negate. Né mai io o qualche mio collaboratore ha rappresentato alle strutture pubbliche una falsa situazione o una falsa attestazione al fine di ottenere i contributi. In molti casi le stesse Asl prima di erogare il contributo ai pazienti, hanno effettuato controlli ed ispezioni di funzionari presso la struttura di SanaVita, visitandola ed intervistando gli operatori, ed evidentemente all’esito di tali verifiche hanno ritenuto la casa di cura idonea a fruire delle agevolazioni». In ultimo il terapeuta esprime la sua perplessità circa la scelta processuale delle aziende sanitarie: «Esprimo stupore ed incredulità per il comportamento delle aziende sanitarie - dice - oggi parti civili nel procedimento penale, ma che in passato in più occasioni hanno visitato la mia struttura, valutando positivamente l’approccio e ritenendola idonea per poter erogare i contributi richiesti dai pazienti e dalle loro famiglie. In conclusione, non posso che salutare con favore l’accertamento che la Corte dei Conti vorrà disporre sul comportamento quantomeno curioso dei funzionari delle Asl, fermo restando che, ad oggi nessun giudice si è ancora espresso sulle accuse pendenti».
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