Grandate, 10 agosto 2017 - Alla fine il "conto" hanno deciso di presentarlo loro a Pedemontana, che negli ultimi quattro anni non ha mai raccolto le loro richieste e le loro proteste, ignorando anche le firme di oltre 600 cittadini. «Abbiamo deciso di mettere in mora Pedemontana – spiega Dario Lucca, capogruppo di “Grandate il mio paese” –; ieri abbiamo consegnato il documento al protocollo per la successiva trasmissione a Società Pedemontana e all’Osservatorio Ambientale. Dal 2013 abbiamo avanzato le nostre richieste senza ottenere alcuna risposta da nessuno dei tre presidenti che si sono succeduti alla guida della società, adesso abbiamo deciso di farci avanti».

Con l’atto di mora la società non potrà più ignorare le richieste dei cittadini di Grandate preoccupati per le opere che sarebbero dovute seguire alla costruzione della nuova strada, le cosiddette compensazioni, di cui «si è persa la memoria». Lavori per un milione e 400mila euro, molti dei quali di mitigazione ambientale. «La richiesta di messa in mora serve per tutelare i diritti del comune di Grandate e di tutti quei cittadini che hanno subìto dei danni dalla realizzazione della Tangenziale Sud di Como – prosegue Lucca –; mi riferisco ai condomini di via Repubblica, i residenti delle vie Monte Rosa, Como, Contrada Casarico, Verdi, Pradei, Parini, Madonna della Noce, Leopardi, XXV Aprile, Bernina. Cervino e quelli che vivono lungo il tracciato della ex Statale dei Giovi». I problemi naturalmente non finiscono qui. «Abbiamo chiesto il risarcimento simbolico di 1 euro per ogni abitante di Grandate per la perdita dell’ambiente e del paesaggio del nostro paese. La costruzione della nuova autostrada, in parte interrata, con il suo complesso di interconnessioni e svincoli ha creato un danno geologico evidente in una zona umida come Prato Pagano con effetti di improvviso innalzamento e abbassamento della falda freatica, fenomeno a tutt’oggi non chiarito ed irrisolto, che provoca allagamenti in aziende produttive e scantinati privati».

A deturpare il paese ci ha pensato pure «l’ingombrante tecnologia per l’implementazione del sistema di esazione dei pedaggi per il rilevamento dei transiti in modalità free-flow». Per non parlare delle opere di mitigazione, «quei grossi muraglioni di cemento comparsi nella piana di Grandate che ha oramai perso la sua storica ed importantissima connotazione agricola trasformata, invece, in una dismessa area industriale di periferia». Anche con il verde non è andata meglio: «Circa il 70% per cento delle essenze da vivaio piantumate sul territorio comunale, sono rinsecchite o morte».