Carugo (Como), 9 febbraio 2018 - Una testimonianza faticosissima, con continui richiami a dire la verità, e tentativi di negare le informazioni di cui, nell’ottobre 2015, aveva dichiarato di essere a conoscenza. Nel processo in Corte d’Assise per l’omicidio di Alfio Molteni, l’architetto di Carugo ucciso la sera del 14 ottobre 2015 davanti alla sua abitazione, è stata sentita la testimonianza di Silvana Casini, pranoterapeuta di 68 anni di Meda, amica e confidente di Daniela Rho. Quest’ultima, moglie della vittima, è accusa di essere la mandate della gambizzazione che ha provocato la morte dell’uomo. E’ a processo con rito abbreviato, mentre in Corte d’Assise ci sono Alberto Brivio, commercialista cinquantenne di Inverigo, accusato in concorso con la Rho, e Vincenzo Scovazzo, 60 anni di Cesano Maderno, ritenuto invece l’esecutore materiale di quell’agguato.

La Casini è stata sentita in merito a una serie di affermazioni intercettate dopo l’omicidio, in cui lasciava intendere di essere al corrente di chi erano i responsabili di quel delitto, ma anche confermate al pubblico ministero Pasquale Addesso nei giorni immediatamente dopo l’omicidio: «La Rho mi aveva detto che avrebbero dovuto solo ferirlo» aveva affermato, aggiungendo che sapeva del coinvolgimento di Brivio. Ma ieri, la donna ha tentato di negare di aver detto quelle frasi, cercando alternativamente di dare un significato diverso ed estraneo al delitto. Più volte è stata richiamata dal Presidente della Corte, Valeria Costi, che ha dovuto anche avvisarla della pena prevista per i testimoni reticenti: da due a sei anni di carcere. Alla fine, con evidente sofferenza, ha confermato i verbali delle dichiarazioni rese in indagine.