Carugo (Como), 12 gennaio 2018 - All'improvviso, e contrariamente a ogni aspettativa, Luigi Rugolo ha deciso di parlare. Scatenando una delle udienze più tese del processo che si sta svolgendo davanti alla Corte d’Assise di Como, a carico di Alberto Brivio, 50 anni di Inverigo, e Vincenzo Scovazzo, 60 anni di Cesano Maderno, accusati rispettivamente di essere il mandante e l’esecutore materiale della gambizzazione che la sera del 14 ottobre 2015 era sfociata nella morte dell’architetto di Carugo Alfio Molteni. Ex guardia giurata di Cesano Maderno, 45 anni, Rugolo sarebbe stato assoldato da Brivio per trovare la manovalanza che man mano compieva i numerosi atti intimidatori a cui era andato incontro Molteni negli ultimi mesi di vita, fino a quella sera, quando il ferimento era sfociato nel suo omicidio.

Condannato a 19 anni di carcere con rito abbreviato, per il concorso in tutte le imputazioni scaturite dalla ricostruzione di questa complessa vicenda, Rugolo durante l’incidente probatorio in cui avrebbe dovuto confermare le dichiarazioni rese in istruttoria, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ieri mattina si è presentato a processo e ha risposto alle domande. «Brivio mi ha detto che si doveva sparare ad Alfio», ha detto. 

«Gli ho risposto che non ci stavo perché si stava esagerando, che gli avrei portato delle persone e che si accordava con loro. Poi ho chiesto a De Martino ma lui non aveva la pistola, e mi ha parlato di Scovazzo. Hanno chiesto 10mila euro per fare il lavoro». «Nel giro di qualche giorno ho avuto il via libera da Brivio, e quella sera sono partiti in tre: Scovazzo, Crisopulli e De Martino. Non so cosa sia successo: io li ho visti il giorno dopo al bar per dargli i soldi, non sapevo che c’era stato il morto».