Cantù, 13 luglio 2017 - C’'è chi ha parlato di commedia dell’assurdo e chi, come la Lega parte in causa nella vicenda, di «golpe contro la democrazia». Di sicuro quanto accaduto a Cantù, dove il sindaco Edgardo Arosio eletto dalla maggioranza dei suoi concittadini rischia di andarsene a casa anzitempo perché il fratello e la cognata sono appaltatori del Comune, è un caso unico in tutta Italia. Non rilascia dichiarazioni il diretto interessato, che si trova tra l’incudine e il martello tra una vicenda familiare e l’opportunità politica; non fa un passo indietro il fratello, che tramite il suo legale ha fatto sapere di non aver nessuna intenzione di rinunciare al suo appalto.

Alla fine il 52,18% dei consensi dei canturini rischiano di valere meno di un appalto per il trasporto di salme di solito riservato agli indigenti e ai morti dell’ospedale cittadino, per un massimo di 130mila euro ripartiti in tre anni. Nell’ultimo mese e mezzo, quando cioè in città si era nel pieno della bagarre elettorale, il Consorzio Canturino Pompe Funebri Zanfrini ha emesso una sola fattura (260 euro) al Comune per il trasporto di una salma. Con il paradosso che segretario comunale e dirigenti hanno rinnovato l’appalto triennale all’azienda, che è stata la sola a presentare un’offerta per il bando, proprio quando Arosio era approdato al ballottaggio. Così per colpa di una norma che per stesso ex-presidente della Corte Costituzionale, il professor Valerio Onida, è stata «scritta male» Arosio sindaco legittimamente eletto verrà dichiarato decaduto durante la prima seduta in cui avrebbe dovuto celebrare la sua vittoria, lunedì prossimo.

Situazione kafkiana dalla quale sindaco e maggioranza proveranno a uscire nominando la giunta, così da poter passare il testimone, una volta che la decadenza diverrà effettiva, al vicesindaco designato. Trascorsi dieci giorni dal lunedì, se l’incompatibilità dovesse continuare a sussistere, per Arosio l’unica via percorribile sarebbe quella di opporsi al provvedimento di decadenza, sollevando l’incostituzionalità del provvedimento. In questo caso la palla passerebbe alla Consulta. Nella migliore delle ipotesi tornerebbe pienamente sindaco nel giro di qualche mese, nella peggiore decadrà e si andrà al voto tra un anno, ma almeno nessuno potrà dire che non si è battuto per conservare la sua carica.