Asso (Como), 17 marzo 2017 - Una sola ferita, alla spalla. La coltellata che ha ucciso Youness Zarhnoun, marocchino di 26 anni aggredito nella notte tra lunedì e martedì della scorsa settimana, non è stata immediatamente mortale. Lo ha stabilito l’autopsia svolta mercoledì pomeriggio all’ospedale di Lecco, dal medico legale nominato dalla Procura, Paolo Tricomi, alla presenza del consulente incaricato dalla difesa, Matteo Iorno, chiamato dagli avvocati Fabrizio Maldini e Massimo Guarisco. Zarhnoun ha impiegato oltre un’ora a morire, dopo essere stato colpito da una lama, sotto alla clavicola. La punta del coltello ha lesionato il polmone, e prodotto un’emorragia interna, che tuttavia non ha ucciso subito il ventiseienne. Al contrario, sarebbe stato male per oltre un’ora, indebolendosi progressivamente, fino ad accasciarsi sul bordo della strada, dove è stato soccorso dal 118 poco prima delle 2.30. 

La lite era avvenuta un’ora prima, all’interno dell’abitazione di Mudronno in cui erano riunite otto persone: due italiani, tra cui il proprietario di casa, e sei marocchini. Oltre alla vittima, c’era Norddine El Amari, 29 anni, connazionale di Zarhnoun, indicato da tutti come il suo aggressore. Hanno litigato, forse dopo aver bevuto troppo, si sono scagliato uno contro l’altro dopo che Zarhnoun ha distrutto un telefono cellulare, poi El Amari è stato visto impossessarsi di un coltello da cucina, e raggiungere la vittima in camera da letto. L’esito dell’autopsia, spiega il motivo per cui il ferimento di Zarhnoun, e la gravità di quanto accaduto, non sono stati immediatamente percepiti dalle altre persone presenti, tra cui i fratelli sia dell’aggressore che della vittima. Rimane ancora un buco da colmare, importante.

Capire cosa è accaduto in quell’ora tra la coltellata e l’intervento del 118. Non è chiaro se Zarhnounè rimasto in casa, se i due sono usciti ed è stato perso di vista, e quando è ricomparso. Come ha percorso quei due o trecento metri che separano la casa in cui si erano riuniti italiani e marocchini, per una sorta di festa, e il punto della strada in cui si è accasciato. Forse con lui c’era lo stesso El Amari, o qualcuno che ha tentato di soccorrerlo, salvo poi lasciarlo a terra quando le sue condizioni sono drasticamente peggiorate. A chiamare i soccorsi, è stata una delle donne del gruppo, ma ormai era passato parecchio tempo dall’accoltellamento. Se tutto quel lasso di tempo Zarhnoun lo ha passato fuori dalla casa, a proseguire la sua discussione o da solo, è plausibile che nessuno si sia subito accorto di quanto stava male. Ma su tutti questi aspetti stanno lavorando ancora i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore di Como Daniela Moroni. Prima di chiudere le indagini, mancano ancora diversi accertamenti.