Cucciago (Como), 18 aprile 2017 - Si chiamava Alessandro Rossi l’uomo di 52 anni morto martedì nel primo pomeriggio tra le stazioni ferroviarie di Albate Camerlata e Cucciago. È stato identificato grazie alle impronte digitali, trovate ancora intonse, e registrate in Svizzera. L’ipotesi sulla sua identità era stata formulata inizialmente partendo dal ritrovamento di una fotocopia di un documento di identità, che portava il suo nominativo, e la cittadinanza italo – svizzera, con residenza a Milano. Durante le operazioni di recupero del suo corpo, dilaniato nei quattro chilometri del tratto ferroviario tra una stazione e l’altra, erano stati trovati anche alcuni oggetti a lui riconducibili.

In particolare, un blister di medicinali, lo stesso tipo di farmaco riportato in una denuncia che Rossi aveva presentato un anno fa, quando aveva smarrito una borsa. Tuttavia la conferma definitiva si è avuta solo con l’esito dell’accertamento dattiloscopico, svolto dalla Polfer. Le indagini sono tuttora in corso per capire la dinamica dell’incidente, coordinate dal sostituto procuratore di Como Mariano Fadda. Il fatto, accertato fin dall’inizio, è che Rossi è rimasto incastrato nelle porte della quarta carrozza, che si sono chiuse imprigionandogli la caviglia.

Le porte, entrambe dotate di una grossa fascia di gomma sui battenti, di fatto si sono completamente chiuse, imprigionando la caviglia dell’uomo segna segnalare l’ostacolo, che avrebbe impedito al macchinista di partire. Il treno ha quindi ripreso la marcia, trascinando il cinquantaduenne prima sulla banchina, e poi sulla massicciata fino a Cucciago, dove è stata scoperta la tragedia. Come sia potuto accadere, è oggetto delle verifiche e delle ricostruzioni coordinate dalla Procura. Ad Albate non ci sono telecamere, ma a Como san Giovanni, dove Rossi era salito poco prima, è stato ripreso il momento in cui si è avvicinato al treno, è salito e poi sceso, decidendo poi di risalire nuovamente. Le porte si erano appena chiuse, ed era intervenuta la Polfer presente in stazione per far riaprire e consentirgli di salire. Arrivato ad Albate, non è escluso che abbia cercato di scendere all’ultimo momento, quando le porte si stavano già chiudendo: è rimasto imprigionato con la caviglia sinistra, senza più potersi liberare.