Albavilla, 13 settembre 2017 - Un'ondata di falsi reperti e pezzi da collezione riconducibili a Gabriele D’Annunzio, per la quale ieri sono stati condannati a quattro anni di carcere ciascuno due antiquari di Albavilla, Raffaello Giulio Torrisi, 45 anni e Ilaria Colombo, 41 anni, titolari della libreria antiquaria «Il Pensatoio Studio Bibliografico». Erano accusati di contraffazione di opere d’arte e di uscita o esportazione illecita di oggetti di interesse artistico.

Una cinquantina di reperti riconducibili al poeta, che tra 2010 e 2013 avevano attirato le attenzioni sfrenate di una quantità di collezionisti. Ma che due anni fa li hanno portati in Tribunale a Como, accusati di aver contraffatto, detenuto o autenticato e messo in commercio svariato materiale, che aveva attirato l’attenzione dei collezionisti di tutta Italia. Ed era stato uno di loro a far scattare le indagini, quando si era rivolto al Vittoriale, convinto di avere accumulato, con grande fatica e nell’arco di parecchi anni, una collezione invidiabile. Si era trasformata in una delle più grandi delusioni della sua vita, quando una serie di criticità avevano convinto tutti della necessità di una consulenza che ne stabilisse l’autenticità, e che era invece andata nella direzione contraria.

Il fascicolo finito sul tavolo del sostituto procuratore di Como Massimo Astori era sfociato in un processo in cui sono sfilati alcuni tra i più importanti periti ed esperti a livello nazionale, riuniti a confrontarsi su quei pezzi sui quali, all’apparenza, era quasi impossibile dubitare.Tra le contestazioni rientrava anche un episodio antecedente al 2012, quando un cofanetto contente un foulard in seta che il poeta aveva regalato all’attrice Paola Borbone, fu ceduto a un collezionista svizzero senza licenza di esportazione. Il giudice Carlo Cecchetti ha stabilito una provvisionale di 100mila euro a favore del principale collezionista cliente della coppia, e di 85mila euro a favore del Vittoriale, entrambi parti civili.