Era stato presentato dai legali di Emanuele La Rosa, pizzaiolo in pensione di Senna Comasco, rendendo definitiva la sua pena a 3 anni e 5 mesi per vilipendio e occultamento di cadavere
Como, 22 febbraio 2012 - Delitto Arrighi, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali di Emanuele La Rosa, pizzaiolo in pensione di Senna Comasco, rendendo definitiva la sua condanna a 3 anni e 5 mesi per vilipendio e occultamento di cadavere.
La Rosa nel febbraio 2010 aiutò il genero Alberto Arrighi, armiere, a mutilare il corpo dell’imprenditore Giacomo Brambilla, ucciso dopo una discussione per motivi economici. Per disfarsi del cadavere di Brambilla, freddato a colpi di pistola da Arrighi nella sua armeria, l’omicida chiese l’aiuto del suocero. La salma fu decapitata sul posto con un seghetto poi, mentre Arrighi ando’ in Piemonte a sbarazzarsi del corpo, La Rosa cercò di disfarsi della testa della vittima mettendola a cuocere nel forno della sua pizzeria.
La Rosa, trascorsi sei mesi in custodia cautelare, decise di patteggiare una condanna a 3 anni e cinque mesi, mentre il genero è stato condannato in primo grado a trent’anni per omicidio volontario. Poi, però, La Rosa decise di impugnare il provvedimento in Cassazione. La Suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e la sentenza è così passata in giudicato. Ora il pensionato chiederà di poter scontare i restanti 2 anni e 11 mesi in affidamento ai servizi sociali, senza quindi tornare in carcere.