Ceduti agli atenei 18mila metri quadri di edifici. Ci sono voluti vent’anni. L'assessore Pietro Cinquesanti: "Basta con le sedi a macchia di leopardo sparse in città"
Como, 21 febbraio 2012 - Di fronte a 18mila metri quadrati di aree ed edifici universitari (16.400 metri della Provincia, 1600 di Comune e Camera di Commercio) tra via Valleggio e via Castelnuovo che in un sol colpo ieri mattina sono passati a titolo definitivo da Villa Saporiti alle due università comasche - Insubria e Politecnico, che insieme contano a Como 5mila studenti - il pensiero ora non può che essere proiettato al tanto sognato e chiacchierato Campus. Tutti i firmatari delle 20 pagine dell’atto notarile hanno riaffermato la necessità di un Campus universitario nel capoluogo. «Dal ‘93 a oggi abbiamo messo sul piatto 35milioni di euro tra via Valleggio e via Castelnuovo (5 lotti, l’ultimo dei quali sarà completato entro l’anno) più altri 5milioni per il chiostro di Sant’Abbondio e la cosiddetta manica lunga, futura sede dei docenti dell’Insubria. Oggi dico: basta sedi a macchia di leopardo e avanti col Campus nell’ex Opp San Martino. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta sino in fondo», tuona l’assessore ai Lavori pubblici, Pietro Cinquesanti.
«La volontà c’è, ma ormai i tempi sono troppo ristretti», fa notare l’assessore al Patrimonio di Palazzo Cernezzi, Enrico Cenetiempo, che ricorda che di università a Como si parla «dal ‘64, quando si iniziò a costruire il Setificio». Villa Saporiti ha svolto in 19 anni l’arduo compito di stazione appaltante delle opere: è ancora fresco il ricordo delle traversie del III e IV lotto. I 18mila metri quadrati, al pari degli edifici esistenti (edificio principale, anello seminterrato, autorimessa interrata e piazza di collegamento con l’Istituto Setificio Carcano) e a quelli in corso di realizzazione (palazzina a uso laboratori chimici) saranno così suddivisi: 59,15% all’Insubria, 40,85% al Politecnico.
Il prorettore dell’Insubria, Giorgio Conetti spiega che «oggi l’università a Como dispone di strutture finalmente adeguate, ma che il Campus fungerebbe da traino. L’eccessiva frammentazione delle sedi poteva funzionare in una fase transitoria dell’università lariana, non oggi dove vi sono due poli riconosciuti: quello che fa riferimento alle scienze umane a Sant’Abbondio e quello scientifico in via Valleggio». Guarda invece al modello Lecco la prorettrice del Politecnico di Como, Maria Antonia Brovelli: «Aspettare il campus che non c’è significa bloccare lo sviluppo di quest’area e, in senso lato, del Paese. Da tempo lamentiamo la carenza di spazi. La Provincia ha iniziato nel ‘93 l’iter e 19 anni dopo sottoscriviamo il passaggio di consegne».
di Marco Palumbo