Per esercitare nella Confederazione è indispensabile il permesso di lavoro
Lugano, 1 febbraio 2012 - Oltreconfine le chiamano «le frontaliere», perché in fondo quando di mezzo c’è l’Italia (o viceversa) un pizzico di ironia non può mai mancare. Fatto sta che i recenti controlli di polizia nei luoghi in cui viene praticata legalmente la prostituzione in Canton Ticino viene legalmente praticata (la prima legge federale in materia risale al lontano 1942) hanno messo in evidenza un fenomeno - tutto sommato - nuovo per il Ticino: l’impennata delle pendolari del sesso a pagamento italiane: giovani, ma anche donne che - spinte dalla crisi - hanno deciso di intraprendere nel Cantone di lingua italiana il mestiere più vecchio del mondo.
L’esercizio della prostituzione, in Svizzera, è considerato un’attività economica con tanto di permesso di lavoro. Dunque un’occasione per arrotondare bilanci in Italia sempre più magri. Il fenomeno delle frontaliere avrebbe addirittura una mappatura ben precisa: la maggior parte di questo nutrito drappello di lavoratrici proverrebbe (il condizionale, vista la privacy, è d’obbligo) dal Milanese. Non mancherebbe comunque qualche fiera rappresentante del Comasco e del Varesotto. Secondo quanto si è appreso, la maggior parte di loro sarebbe risultata in regola con il permesso tanto sospirato.
Sulle prestazioni - va specificato - vengono versate regolari imposte. Solo donne provenienti da 29 nazioni (incluse persino l’Islanda e Malta oltre all’Italia) possono «inoltrare l’annuncio per l’esercizio della prostituzione in Svizzera». Non vi sono statistiche recenti sulle donne dedite alla prostituzione nella Confederazione elvetica. L’ultimo dato certo parlava una presenza stimata in 7mila unità, con i Paesi dell’Est a farla da padrone. Sarebbe il Cantone di Basilea a guidare la frizzante graduatoria, il Ticino si troverebbe comunque nei dintorni del podio.
L’ultima legge su questa sempre dibattuta materia in Ticino risale al 2001. Ne sarebbe allo studio una nuova che andrebbe a recepire le novità di un settore, forse l’unico, che non ha accusato crisi di sorta. I controlli di polizia, negli ultimi anni, si sono fatti ancor più serrati: le statistiche hanno evidenziato infatti una brusca diminuzione dell’esercizio della prostituzione in quella che viene definita «l’area della legalità». In molti casi, il confine tra legalità e illegalità sarebbe sottile. Dunque, in attesa di una nuova legge, non resta che continuare a mappare non solo in Ticino, ma anche al di qua del confine l’antichissimo fenomeno.
di Marco Palumbo