La giovane nel 2009 a Cirimido uccise la sorella e le diede fuoco. E' stata condannata a venti anni di reclusione. Il legale: "E' il primo riconoscimento in Italia in cui le neuroscienze vengono utilizzate per vagliare l’imputabilità"
Milano, 29 agosto 2011 - La giovane presenta delle ‘’alterazioni’’ in "un’area del cervello che ha la funzione’’ di regolare ‘’le azioni aggressive’’ e, dal punto di vista genetico, ha dei fattori ‘’significativamente associati ad un maggior rischio di comportamento impulsivo, aggressivo e violento’’.Con questa motivazione il gup di Como, Luisa
Lo Gatto, ha condannato a vent'anni di reclusione Stefania Albertani, riconoscendole un vizio parziale di mente, non
solo sulla base di accertamenti psichiatrici ma anche di analisi neuroscientifiche e morfologiche sul cervello e sul suo
patrimonio genetico.
La Albertani, nel maggio del 2009 a Cirimido, uccise la sorella di 40 anni, il cui corpo carbonizzato fu scoperto solo due mesi dopo, e poi nell'ottobre 2009, quando era solo indagata a piede libero per l'omicidio, tentò di strangolare la madre e di darle fuoco. "Si tratta - ha spiegato l’avvocato della Albertani, Guglielmo Gulotta - del primo riconoscimento in Italia, e uno dei primi al mondo, in cui le neuroscienze vengono utilizzate per vagliare l’imputabilità".