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Stroncato giro di spaccio sul Lario, arrestati quattro italiani e altrettanti stranieri

«Prendiamo un caffè». Ma era cocaina

di PAOLA PIOPPI
— CERNOBBIO —
L’APPUNTAMENTO era sempre per un caffè, ma al posto della tazzina arrivava un grammo di cocaina. Un giro di spaccio i cui referenti davano ap...
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di PAOLA PIOPPI
— CERNOBBIO —
L’APPUNTAMENTO era sempre per un caffè, ma al posto della tazzina arrivava un grammo di cocaina. Un giro di spaccio i cui referenti davano appuntamento ai clienti in quattro diversi bar dislocati tra Cernobbio e Tavernola, mischiandosi in mezzo alla clientela. Gli accordi avvenivano sempre per telefono, ma senza parlare mai di droga, solo accordandosi per prendere un caffè assieme. Oppure a fine mese, quando i consumatori avevano gli stipendi freschi in tasca, erano loro stessi che facevano il giro dei locali per farsi vedere e avvicinare. Uno spaccio concentrato nel fine settimana, il venerdì e sabato, da mezzo etto di stupefacente a serata. Dopo averli intercettati e controllati per mesi, i carabinieri del Reparto Operativo del Radiomobile di Como hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti del gruppo ritenuto il referente di quella zona.

SECONDO LE ACCUSE, formalizzate in un’ordinanza chiesta dal sostituto procuratore Maria Vittoria Isella e firmata dal gip Pietro Martinelli, Stefano Mautone, 33 anni di Como, Uran Islami, 33 anni di origine albanese e residente a Como, Nourredine Berrechid, 49 anni, marocchino e residente a Capiago Intimiano e Rachid Kabli, 41 anni marocchino residente a Capiago, dividevano i quantitativi maggiori di droga con i complici che si occupavano invece della vendita al minuto. Si tratta di Youssef Ben Ali Haj, 41 anni tunisino residente a Cernobbio, Rosario Fenderico, 43 anni di Cernobbio, Antonio Cartolano, 39 anni di Cernobbio e Franco Elia, 47 anni di Cernobbio. I carabinieri hanno inoltre denunciato a piede libero altri due soggetti, M.V, 46 anni di Cavallasca e R.L., 34 anni di Cassina Rizzardi. L’espressione «prendiamo un caffè» valeva sia per i colloqui tra acquirenti e spacciatori che per le conversazioni tra chi piazzava le dosi al minuto e chi li riforniva: in questo caso i due soggetti si incontravano, concordavano il rifornimento e si rivedevano poco dopo per la consegna.

I PRECEDENTI di alcune persone coinvolte nell’indagine li avevano spinti ad avere questa cautela nelle conversazioni telefoniche che tuttavia non ha impedito agli inquirenti di capire la natura reale dell’argomento in questione. Tra i quattro soggetti impegnati nello spaccio al minuto le parole in codice cambiavano e le dosi diventavano “bombe a mano” o “tricchetracche”. Nessuno di loro teneva in casa la droga, ma veniva nascosta in una zona boschiva della periferia comasca o in cantine di palazzi divise con altri inquilini, gli stessi luoghi dove veniva confezionata in dosi. Durante le perquisizioni svolte ieri mattina con l’ausilio di 50 militari e e quattro cani antidroga, sono stati trovati 310 grammi di cocaina, settemila euro in contanti e diverso materiale per il confezionamento delle dosi. Gli accertamenti hanno coinvolto anche i locali pubblici interessati dallo spaccio, anche se è stata appurata l’estraneità dei titolari. Solo uno, un bar di Cernobbio, era gestito da due degli arrestati, che tuttavia lo avevano chiuso un mese fa per fallimento dell’attività. Inoltre nel corso delle indagini durate circa cinque mesi e partite dalle informazioni ottenute da una fonte confidenziale sono stati segnalati in Prefettura decine di consumatori. Gli arrestati saranno interrogati sabato dal gip Luciano Storaci.









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