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Dopo la bocciatura degli emendamenti in Parlamento il comitato lancia la sfida

«Siamo pronti a occupare il Parco»

di DANIELE DE SALVO
— ROVAGNATE —
PERSA LA BATTAGLIA a Montecitorio con la bocciatura di due emendamenti che avrebbero permesso di archiviare subito la partita contro le trivellazio...
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2009-07-02
di DANIELE DE SALVO
— ROVAGNATE —
PERSA LA BATTAGLIA a Montecitorio con la bocciatura di due emendamenti che avrebbero permesso di archiviare subito la partita contro le trivellazioni petrolifere all’interno del Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone e nelle aree limitrofe, i sostenitori del comitato «No al pozzo» sono già pronti alla riscossa.

LA DELUSIONE per quello che viene considerato come un vero e proprio atto di tradimento da parte dei deputati lecchesi del centrodestra, che avevano garantito pieno appoggio alla popolazione per salvare l’ultimo polmone verde della Brianza, nel giro di poche ore si è trasformata in desiderio di rivincita. Ieri sera, presso Cascina Butto, sede dell’ente gestore dell’oasi naturale, gli aderenti del movimento civico si sono riuniti per decidere la strategia da seguire. Si procederà senz’altro attraverso i canali istituzionali. È già stata inoltrata una proposta di delibera consiliare a tutte le Amministrazioni comunali e a quella provinciale per chiedere nuovamente al Ministero dello Sviluppo economico di cassare subito e una volta per tutte la richiesta dei vertici della holding australiana «Po Valley» di poter cercare oro nero nel sottosuolo del territorio protetto. Prosegue inoltre la raccolta di firme alla petizione che ha il medesimo obiettivo. Sino ad oggi circa 6 mila persone hanno sottoscritto il documento.

«LA LOTTA adesso si sposta necessariamente sul piano politico - spiega Alberto Saccardi, portavoce del comitato - A Roma, cui spetta la parola definitiva sulla vicenda, devono capire che non accetteremo di svendere il nostro territorio. Il danno ecologico e finanziario per noi sarebbe irreparabile». C’è però chi parla pure ad azioni di protesta e di disobbedienza civile. È il caso di Marco Molgora, ex assessore all’Ecologia di Villa Locatelli. «Se necessario occuperemo il Parco - assicura - Che mandino pure le forze dell’ordine a cacciarci se avranno il coraggio». Qualcuno per protesta ha invece bruciato la tessera elettorale e giurato che non voterà mai più. «In vista dell’ultima tornata per le europee soprattutto dalla Lega Nord avevano promesso appoggio e mi ero fidato - spiega Marco Chiarappa, 38 anni di Merate, uno degli attivisti - Ma da oggi basta, né a loro né ad altri e per questo con il mio certificato ho fatto un bel falò».

«MA DEL RESTO cosa ci si poteva aspettare? - fa eco Marco Casati, 36enne di Rovagnate, altro militante - È una storia vecchia come il mondo. Se credono però che la partita sia chiusa si sbagliano». Stessa reazione da parte di Marco Viganò, 19enne sempre di Rovagnate: «Non ci arrenderemo mai e continueremo a raccogliere le firme con cui testimonieremo che la nostra posizione è la stessa della maggior parte dei cittadini». Per domani alle 21, presso il municipio di Cernusco Lombardone, è poi prevista una conferenza per discutere della ricerca del greggio in Brianza. Tra i relatori l’ingegner Renato Ornaghi di Monticello Brianza, che presenterà un lavoro oggettivo sulle opportunità e i rischi del petrolio nel Parco.









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