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Manca il numero legale Salta la fusione Acsm-Agam a Palazzo Cernezzi

di MAURIZIO MAGNONI
— COMO —
IL CONSIGLIO comunale di Monza alle 3.15 ha approvato la fusione con Acsm di Como, e invece il Consiglio comunale di Como ha dato forfeit per mancanza d...
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2008-11-15
di MAURIZIO MAGNONI
— COMO —
IL CONSIGLIO comunale di Monza alle 3.15 ha approvato la fusione con Acsm di Como, e invece il Consiglio comunale di Como ha dato forfeit per mancanza del numero legale. Al momento del voto, dopo le 2, oltre all’assenza giustificata dei consiglieri di Forza Italia Enrico Gelpi e Arturo Arcellaschi, non erano presenti in aula il capogruppo dell’Udc Luigi Bottone, il leghista Emanuele Lionetti, i liberal-popolari Carlo Ghirri e Pierangelo Gervasoni. E così la minoranza, compatta, ha abbandonato l’aula. In questo modo è mancato il numero legale e quindi si tornerà a discutere e a votare la delibera di fusione lunedì sera, seduta nella quale per la quale basterà la presenza di soli 14 consiglieri.

LA MANCATA approvazione della delibera di fusione ha suscitato dure critiche da parte delle minorazne al governo cittadino. «Ci era stato detto - spiega il capogruppo del Pd, Luca Gaffuri - che tre erano le delibere sulle quali il Comune doveva decidere in tempi strettissimi, ovvero fusione Acsm-Agam, Area ex-Ticosa e ospedale Sant’Anna. Al primo scoglio la nave è affondata. Ci sono troppe lotte intestine, ci sono troppe cose che non vanno nella maggioranza che non dà più garanzie di saper governare la città. Il sindaco Stefano Bruni deve avere il coraggio di dire che si apre una crisi politica. Da dopo le ferie estive abbiamo assistito alla totale immobilità della maggioranza».

DURO anche il commento di Donato Supino, capogruppo consiliare del Prc: «Abbiamo assistito a due funerali, uno religioso e uno politico. La minoranza ha sempre dimostrato buon senso in occasione di tante votazioni, ma non può essere sempre la stampella di una maggioranza che ha i giorni contati.
Ora occorre tirare delle conclusioni. Se il sindaco non riesce più a far approvare alcuna delibera, si deve dimettere. Nonostante abbia ottenuto alle elezioni quasi il 57% dei voti, questa maggioranza non dimostra una forza unita che porti benefìci per la città».









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